UN CAVALLO HA CAMBIATO LA MIA VITA


La pima volta che montai a cavallo avevo 30 anni e il maestro d’equitazione mi guardava con aria di compatimento. Probabilmente aveva altri allievi in età matura con pancetta che avrebbero ottenuto migliori risultati in palestra o pedalando all’aria aperta. Io cercavo l’emozione, sognavo il piacere delle cavalcate a briglia sciolta in spazi aperti, come nelle vecchie pellicole western. Ogni domenica frequentavo un galoppatoio e cominciai in esso i primi passi nel pavimento coperto da mezzo metro di segatura. Ottenere una postura eretta, tenere le briglie in modo appropriato e soprattutto “battere la sella” non fu semplicissimo; per qualche giorno sento i muscoli delle gambe e i glutei doloranti, poi i primi salti all’ostacolo, divertenti e spesso il cavallo intuiva la mia imperizia e si bloccava di colpo a ridosso dell’ostacolo obbligandomi a un atterraggio volante dall’altra parte. Venne poi il tempo delle prime uscite con altri allievi accompagnati dal maestro e più tardi finalmente potei uscire da solo; uno dei ricordi piacevoli in campagna quando adocchiai un grosso gelso carico di more. Mi avvicinai e ci satollammo, con i frutti per me, che coglievo facilmente stando in sella, e lui con le foglie.
Passarono anni senza più cavalcare, il lavoro prendeva tutte le mie giornate, solo la sera potevo essere libero e mi appassionai al karate; le emozioni che mi regalava quell’allenamento bastavano a riempire le mie sere- Dopo tre anni ebbi la mia cintura nera: fu a causa di un incidente a cavallo, noleggiato una domenica, dopo tanto tempo che non cavalcavo, che mi ruppi il femore e fui costretto a rivedere le mie scelte di vita..

Il gruppo dei 10 cavalieri doveva correre tra le file ordinate dei pioppi e l'ultimo che legherà le briglie al recinto dell’osteria dovrà pagare il caffè agli altri nove.
Il cavallo stretto fra le mie gambe mi fa sentire tutta la forza dei suoi muscoli, l’ebrezza della corsa nel vento e il battere degli zoccoli sul terreno erboso mi rendono pieno di gioia, la vita è esaltante, batto la sella con piacevole sforzo e non vorrei più fermare il grande animale che sento di dominare, ma errai: per un motivo che non sto a spiegare, il cavallo punta gli zoccoli, si gira di 90 gradi e io volando vedo il tronco del pioppo che si avvicina velocissimo, batto con il femore destro e cado a terra di schiena; scorgo a fatica la gamba colpita che più corta di una spanna e molto ingrossata . Un lungo incubo fino all’arrivo di soccorsi: sicuramente nel vedere il cavallo senza il cavaliere verranno. Qualcuno venne e chiamò l’ambulanza- morsi il labbro per non urlare nel trasferimento sulla barella. Poi sulla autolettiga ad ogni bucai o dosso, dolori tremendi da Capriano del Colle, dove c'era il pioppeto, fino all'ospedale a Brescia.

Al risveglio, dopo l'intervento guardai le mie gambe e non volli credere ai miei occhi: la parte inferiore del femore, con ginocchio e piede, erano girati di 35 gradi verso l'interno, cioè verso la gamba sinistra: quella che, prima di entrare in ospedale era sana ! Aveva il piede che cadeva vero il basso, penzolava in giù, inerte e freddo.
Che cavolo c’entra il piede sinistro con la frattura della gamba destra?
Dopo esami vari nei vari reparti ospedalieri spinto con la carrozzella la verità viene a galla. Due errori del medico ortopedico:
1 ) ha riattaccato il femore con viti e piastra metallica, come di norma, ma con intra rotazione di 35 gradi. In pratica ginocchio e piede sono girati verso la gamba sinistra.
2 ) Legando la gamba sana sull’apposito cavalletto per fermare il corpo del paziente, è stata omessa l’imbottitura necessaria per proteggere da strappi allo SPE, un nervo che comanda gli impulsi al piede. Il piede rimane in “equinismo” proprio com’è messa la zampa degli equini. Ebbi 2 incidenti : il primo col cavallo, il secondo con l'asino che mi ha operato. E non esagero, visto che quel signore in pochi mesi ha sbagliato una quarantina di interventi ed è stato costretto a dimettersi.
Unica consolazione: se l’impatto ai 60 all'ora fosse avvenuto con la spina dorsale o la testa, non potrei ora scriverne.
Una volta dimesso dovetti attendere settimane per potermi muovere e camminare, circa un anno per recuperare all’ottanta per cento l’uso del piede sinistro e la gamba destra rimase intra rotata. Questa condizione m’impedì di riprendere il karate ma potei ancora arrampicarmi sulle montagne per un paio di anni fin che i legamenti delle ginocchia e le cartilagini si logorarono per la mia postura insolita; dopo una fase lunga di apprendistato mi dedicai alla vela e per il resto della vita navigai come skipper. Ora l’età e i postumi dei 2 vecchi icidenti m’impongono lo stop. Non riesco più a saltare sulle barche. Sto a casa con mia moglie, il computer e un buon numero di libri.
Ogni giorno vado in bicicletta in paese e per circa un'ora faccio Nord Walking, i "bastoncini".
Attualmente non mi conviene andare in bicicletta , pedalo con la CICLETTE stando in casa o in cortile, ho compiuto i miei 87 anni e evito eventuali CADUTE. (Molti anni fa usai il PARA CADUTE , ma all'ora avevo 39 anni.


 
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