CAPITANI CORAGGIOSI

CAPITANI CORAGGIOSI
IL comandante del TITANIC Edward J. Smith
Il comandante del CONCORDIA Francesco Schettino

Il Titanic aveva a bordo un equipaggio composto da maggiordomi, camerieri e cuochi, era una residenza galleggiante di 45.000 tonnellate, considerata indistruttibile dagli armatori, e il capitano aveva un ruolo di gestore di uno stabilimento balneare. Le scialuppe di salvataggio non erano sufficienti per tutti i passeggeri della nave. Nulla di eroico, il capitano nonostante i suoi 34 anni di esperienza si comportò quelle notte dell’aprile del 1912 più come un albergatore che di un marinaio: aspettò 25 minuti prima di lanciare il primo SOS inoltre per non allarmare i passeggeri ritardò l’ordine di abbandonare la nave e quando avvenne l’ordine molti passeggeri si dirigevano verso le scialuppe di salvataggio ma altri dormivano o passeggiavano in coperta. Molti vollero stare sulla nave perché pensavano ancora di essere più al sicuro.
Joseph Conrad, che era stato marinaio per molti anni prima di lasciare il comando di una nave per dedicarsi alla scrittura, pubblicò riflessioni in merito: si chiedeva amaramente come si possa costruire una nave con sottili lastre di acciaio arredata come un in stile faraonico per lanciarla a 21 nodi sapendo di essere in zona iceberg ?
Le riflessioni di Conrad potrebbero essere attuali dopo un secolo, solo che Smith affondò con la sua nave. La descrizione dell’abbondanza di camerieri e cuochi e la scarsità di marinai potrebbe essere paragonata a quella della Concordia.
Cento anni dopo l’affondamento del Titanic, una coincidenza notevole,
ma il capitano Schettino con un errore di manovra ha squarciato il fianco della nave: errore grave per un capitano che vanta i suoi 30 anni di esperienza, quasi la stessa del capitano Smith, ma l’aggravante peggiore per Schettino, rispetto a Smith, è di avere abbandonato la nave.
Dubito che nessun marinaio di lungo corso non abbia mai commesso errori di navigazione o di manovra. Pur applicando ad un capitano di una nave tutto il rigore necessario è possibile comprendere la tragedia del marinaio e voler simpatizzare con lui per la disgrazia. Ma l’incompetenza o la vigliaccheria di un capitano lo rendono indegno di qualunque simpatia.
Il ruolo del capitano è fondamentale soprattutto quando a bordo le cose si mettono male.
E Francesco Schettino, in un momento di responsabilità troppo grande per lui, ha dimostrato di non esserlo. I suoi balbettamenti al telefono, la scusa di essere scivolato su una scialuppa che era in acqua, la sua piccineria di dire che non era il solo in plancia, di essere scivolato (sic) dritto su una scialuppa. E Francesco Schettino, in un momento di responsabilità troppo grande per lui, ha dimostrato di non esserlo.


 
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