Viaggio nella Cina di tanti anni fa

Sono uova di anatra quelle che vedo sui banchi del mercato all’aperto di Guilin. Le chiamano “uova dei mille anni”. Messe sotto calce e sale, tenute per molte settimane in vasi di cotto, la calce ed il sale filtrano attraverso i pori del guscio. Poi sepolte nel fango “invecchiano, come vino in botte L’albume diventa verde scuro, il tuorlo é nero .
Teoricamente si conservano per secoli , ma un paio d’anni bastano per gustarle : sono una delizia, servite a sottili fettine. Dopo quell’antipasto la tentazione è forte quando ho letto sul menù “dog mit”, carne di cane. L’avrei forse assaggiata , ma quel giorno la cucina era sprovvista di quella carne. Mi risponde, in inglese:
“ Lei ordina oggi domani pronto grande piatto di cane”. Non ho avuto il coraggio di ordinarlo.
Avevo assaggiato il cane in occasione di un viaggio a Singapore : fu su una giunca allestita a ristorante, dove una sera servirono un cervo arrostito al forno tutto intero, ben rosolato, ma senza testa . Aveva però una lunga coda. Fu posato sul tavolo e il gruppo dei miei accompagnati cominciò a gustare l’arrosto. Piccole lampadine e autentiche orchidee avvolgevano le sartie . A terra le luci della città con suoi grattaceli facevano da sfondo. Splendido banchetto per 15 persone. Il cervo era ripieno di uova sode di gallina . Ma la coda e la mancanza della testa mi fecero dubitare che i cervi fossero selvaggina locale, alla latitudine di Singapore,e comunque non hanno una coda così lunga. Il cameriere con un biglietto di 1 dollaro mi disse candidamente che quello che avevamo mangiato era un cane. “Il cuoco detto di chiamarlo cervo perché europei non mangiano cani”.
Tenni per me la scoperta . La giunca all’ancora rollava leggermente e la rivelazione avrebbe provocato a molti dei miei amici un trasferimento del pasto in mare.
Torniamo al viaggio in Cina
L’aereo atterra a Hong Kong , al tempo sotto protettorato inglese Ricerca di un albergo per il gruppo dei 16 turisti-globe trotters con zaino : il depliant in carta patinata descrive un gita eventuale in attesa del visto per entrare nella Repubblica Popolare Cinese bisognava ottenere il visto da porre sul passaporto
Pensavo a interrogatori ed altre amenità ma i cinesi sono pragmatici, badano al sodo : bastava pagare 60 dollari americani per persona ed in pochi minuti ho i passaporti con il timbro per entrare. Domani passeremo a piedi il ponte che ci porterà nella Cina comunista. Coda agli sportelli della Stazione ferroviaria per acquistare i 17 biglietti : si sale in carrozze belle , comode, fornite di termos di acqua calda e bustine di tè in abbondanza ogni scomparto.

E’ prevista dal catalogo un visita in bicicletta ad una “comune agricola”. I miei 16 accompagnati si danno allo shopping nella grande città (una delle più piccole delle metropoli
della Cina: Guilin,che conta un milione di abitanti nel 1982, anno di questo viaggio). Io cerco di comunicare al noleggiatore di biciclette il mio intendimento: 17 bici per domani alle ore 9 ed un cinese parlante inglese che ci accompagni in una comune agricola. Capisce il numero 17 scritto su foglio e comincia a contare le biciclette. Esprimere una data con un cinese che non sa altro che la sua lingua è un problema . Per un’ora circa chiedo ad ogni passante vestito all’europea :”do you speak english?”. Un cortese sorriso e via. A quel tempo il 90% della popolazione vestiva con camiciai nailon e calzoni di tela blu. Finalmente un giapponese, probabilmente un uomo d’affari, che saputa la mia richiesta scrive sulla carta una fila verticale di ideogrammi, non più di una dozzina.
Lui non parlava il cinese, ma gli ideogrammi giapponesi erano capiti anche dal cinese. Il mattino dopo c’era ad attenderci uno studente cinese che ci accompagnò e ci spiegò in perfetto inglese gli usi e costumi della comune agricola. Scoprirò più tardi che imparando a scrivere e leggere un centinaio di ideogrammi è possibile comunicare, solo per iscritto, con molti dei popoli del sud est asiatico ( i suoni sono una cosa diversa e variano fra i mille dialetti e lingue diverse). Gli ideogrammi esprimono appunto idee, concetti e cose: sono dei piccoli disegni stilizzati.

Simpatico l’approccio col taxista cui chiesi di portarmi all’aeroporto: airport.
Mi fece ripetere la parola ed io evidenziai le consonanti : aiRpoRt e lui scoppiò in una grande risata vedendo al mia lingua che vibrava pronunciando la erre. Mi ricordai che nella lingua cinese non esiste la erre.
Riuscii a fargli capire la destinazione sbattendo le braccia come ali e mimando con le mani un decollo.
In Cina non esisteva allora la possibilità di prenotare più tratte di volo, non avevano il computer. Ogni volta lunghe code in aeroporto, sperando di trovare il posto per 17 persone. Nell’ultimo viaggio interno di quell’enorme paese, trovai solo 9 posti. Arrivai a Shangai di notte e l’aeroporto in pieno ammodernamento: operai giapponesi vi stavano allestendo tutte le innovazioni moderne: tabelloni elettrici come quelli europei di quel periodo per orari del traffico aereo. Provvisorie lavagne nere di legno con scritte in gesso in ideogrammi informavano gli orari degli arrivi. Dovevo uscivo sulle piste all’arrivo di ogni aereo per vedere fra le centinaia di persone vi erano le mie sette pecorelle. Poi un drappello di militari con fucile a tracolla mi circondò : al momento pensai di avere dei guai con le guardie rosse: ma vidi che stavano sorridendo.
Cercai di giustificare la mia invasione della zona riservata alle piste di arrivo ma era come parlare al vento. Mi conducono in un ufficio: gentili impiegate telefonano e mi informano in corretto inglese dell’ora di arrivo dell’aereo dei miei accompagnati. Ora la Cina è cambiata profondamente.
Tante automobili, grattacieli, smog, acqua inquinata anche nelle campagne, cantieri ovunque. Preferisco ricordarmi quella delle mille biciclette e dei lunghi autobus a soffietto mentre un agente addetto al traffico in un grande incrocio di Pechino dirigeva le miglia di ciclisti da una torre posta al centro del quadrivio parlando al megafono e penso che redarguisse chi non si atteneva alle regole di traffico


 
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