UN NAVIGATORE LENTO

L’ho conosciuto nel porto di Propriano, in Corsica,dove riscuoteva la tariffa degli ormeggi.
“Parla pure italiano” mi dice sentendo il mio scarso francese. “Sono italiano anch’io. Ho qui la barca”.
“Ma come mai riscuoti tu per l’ormeggio?”. “Beh”, risponde, “Sono in questo porto da cinque anni e l’incaricato, mio amico, è in ferie”. Circa sessant’anni,sdentato, fare signorile. Sul suo solido ketch c’è un grosso cartello: “Cerco equipaggio femminile per le Baleari”. Mi spiega che le donne in barca sono più ubbidienti degli uomini. convengo che ha ragione,anche se il cartello è lì da molto tempo.
Circa cinque anni dopo, in occasione del trasferimento di una barca alle Canarie, rividi Renato sulla sua arca a Las Palmas. Stetti con lui una settimana, provvedendo per entrambi alla cambusa e alle sigarette per
lui, che ne fumava quattro pacchetti al giorno.
Insistei perché portassimo la barca a Puerto Mogan,dalla parte opposta dell’isola, a circa quaranta miglia,al riparo all’aliseo e dove non piove mai. Ma non accettò:i trenta nodi di poppa che avremmo avuto per le
prime venti miglia lo preoccupavano.
Tornai in Italia. Dopo alcuni mesi mi telefonò trionfante:“Sono a Puerto Mogan: mandami per favore clienti per fare charter: ho bisogno di soldi”
“Va bene, vedrò cosa posso fare”. Ma non me la sentivo di mandargli amici e conoscenti: lasciava cenere e mozziconi in ogni angolo della barca, i cui interni erano ormai color tabacco; inoltre non sarebbe mai uscito dal porto.
Dopo qualche mese dalla sua telefonata ebbi occasione
di un altro trasferimento a Lanzarote; consegnai la barca a Lanzarote e volai a Gran Canaria, per godermi un po’ di sole a Puerto Mogan, sulla barca di Renato, prima di rientrare nell’inverno nebbioso della
pianura Padana.
A Puerto Mogan chiesi dove fosse la barca del “Senor Renato”. L’impiegato del marina mimò l’atteggiamento di uno che sta dormendo: “Non importa, dimmi dov’è che lo sveglio”. Ma lui specificò: “El senor
Renato sta muerto!”. Fu un pugno sullo stomaco. La barca dondolava nel marina di Puerto Mogan, chiusa.
Renato era morto per un tumore, in barca. Era stato sepolto qualche giorno prima nel cimitero di Las Palmas. Aveva impiegato dieci anni per andare da Venezia alle Canarie: non era certo un grande navigatore, ma un
uomo buono e mite, che viveva fuori dalla realtà.
Mi informai circa gli ultimi giorni della sua vita: non aveva più un soldo e mangiava ciò che qualche amico generoso gli portava in cuccetta, dato che non poteva più alzarsi: per sua fortuna era convinto di avere solo un’ernia vertebrale. La barca era trattenuta in marina in attesa che gli eredi pagassero gli arretrati dell’ormeggio.
Mi aveva raccontato, l’ultima volta che lo vidi, la sua unica favolosa avventura d'amore: aveva trovato in Corsica l'aquipaggio femminile nella èersona di una ventenne olandese. Mi raccontò:"La sera mi chiese dove potdeva mettersi a dormire. Dove vuoi dissi, ci sono tre cabine ma se ti va puoi venire nel mio letto". Sai cosa mi rispose? " Perchè no ?".


 
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