LA TRAVERSATA ATLANTICA DI RITORNO.

L’andata ai Caraibi nella rotta tropicale spinti dal costante Aliseo è parecchio più piacevole, ovvio però che nessuno ritornerebbe in Europa lo stesso da prua. E’ d’obbligo scegliere una rotta più a nord, meno calda, infatti la cerata la si indossa spesso durante il giorno, non solo la notte. I venti sono variabili ma ti portano comunque alle Azzorre,l’unica tappa a circa una settimana di navigazione per Gibilterra.
Il clima a nord è più fresco e la stagione esente o quasi da uragani è normalmente in Marzo od Aprile. Càpitano anche giorni di bonaccia, dove bisogna dare motore, altri di burrasca con mare di prua, altri di vento portante o al traverso. Più spesso vento contrario che ti obbliga alla di bolina nell’avvicinamento alle Azzorre.
Finito il solito giro turistico di 12 gg.nelle isole caraibiche giungiamo ad Antigua.
Da li salpiamo puntando direttamente sulle Azzorre.
Su quella rotta, al contrario di quella tropicale dell’Aliseo che costantemente ti accompagna alle Antille, dove è raro vedere una nave, si possono scambiare ogni giorno, più facile ancora ogni notte, quattro chiacchiere con i cargo che portano generalmente frutta dal Cile, o dal Perù, attraversano Panama e navigano verso il nord Europa. Non si vedono quasi mai, anche per l’onda alta, ma chiamando con la modesta radio di bordo, il VHF, che può arrivare in mare aperto anche a cinquanta miglia. “Cargo ship, cargo ship from sail-boat italian flag - over”.
(Nave da carico da barca a vela battente bandiera italiana- passo). Almeno sei volte su dieci una voce giunge nell’auricolare e chiede se hai qualche problema, se hai bisogno di aiuto : "Tutto O.K. solo due parole per vincere la noia del turno di notte". Mi piacciono questi incontri al buio, una voce sempre amica con cui puoi parlare : l’oceano ti sembra più piccolo. Si trattengono volentieri a parlare : del carico e della loro nazionalità. Ti dicono anche le previsioni del tempo sulle isole Azzorre. Una notte, dopo aver dialogato in inglese dieci minuti con il tipo del cargo, mi dice di non avere capito che bandiera batte la barca e come riceve risposta con un grido di gioia mi dice” Guagliò, io sono di Napoli !”. L’altra emozione è vedere, al momento che la notte lascia spazio all’alba, apparire a oltre cinquanta miglia una montagna conica spuntare dall’oceano : è come avere un miraggio. Poi realizzi che è Pico, una delle isole delle Azzorre, la cui montagna conica di tremila metria dato il nome all'isola, a poche miglia da Faial,l’isola dove ogni anno circa un migliaio di barche a vela staziona qualche giorno nel porto di Horta , la cittadina più importante dell’isola di Faial.
Il costo dell’ormeggio è simbolico : un dollaro al giorno. (nel 1990). Ognuna lascia un colorato graffito a testimonianza del suo passaggio. Generalmente il nome e il disegno della barca, la data ed il nome dei membri dell’equipaggio. Una tradizione nata solo nel 1975, ma ora il larghissimo e lungo molo del porto è completamente dipinto, non esiste un metro quadro libero. Affari d’oro per il negozio di vernici colorate e pennelli del paese di Horta. Vicino al porto c’è la istituzione dei velisti che giungono alle Azzorre: il Peter’s bar. È sempre aperto e puoi, a qualsiasi ora tu giunga, cambiare i dollari in escudos portoghesi, (ora in Euro) puoi avere la carta telefonica per dire a casa che sei a al sicuro a terra, solo ad una settimana da Gibilterra. E trovi altri navigatori con cui bere un boccale di birra e parlare ancora di barche, di burrasche e di porti. Al piano superiore del bar una mostra-negozio di denti di balena incisi spesso artisticamente , retaggio dei famosi cacciatore di balene delle Azzorre, che uscivano a caccia dei cetacei con piccole barche e l’arpione in mano. I primi coloni portoghesi che le visitarono, nel 1500, videro molti falchi, che scambiarono per avvoltoi (in portoghese acores) ; da qui il nome dato alle isole. Ma si pensa che addirittura gli antichi Cartaginesi vi posero piede, dato che su una delle nove isole sono state ritrovate delle monete puniche.
Visitare le altre isole sarebbe bello, avendo tempo a disposizione. Faial è verdissima, come tutte le isole dell’arcipelago. Tutti gli uomini di mare che si trovano nel porto si sentono solidali fra loro tantè che chi compie
una traversata atlantica di ritorno si guadagna il titolo di navigatore atlantico.
Al Peter’bar parlo con un giovane inglese un po’ brillo : mi confida che quando in navigazione è stanco ed si sente oppresso dallo skipper troppo esigente, per vincere la depressione pensa alla Regina Elisabetta e subito si sente meglio. Ad ognuno i suoi santi.


 
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