AVVENTURE INSIEME

La scomparsa dell’amico Vigilio Belletti mi ha colpito come un fulmine. Sapevo che era ammalato ma quando suo figlio, che non ho mai incontrato, mi telefonò a casa della sua morte rimasi ancora incredulo, non volevo ammettere la realtà. Andai alla casa mortuaria in via Brescia e, dopo aver conosciuto sua figlia e altri amici, volli vedere il suo viso: era lo specchio delle sofferenze: mi sentii male, stavo per scoppiare a piangere, come un bambino. Presi la mano di mia moglie e volli uscire immediatamente all’aperto.
Io e Vigilio, pur vivendo in famiglie diverse, vivemmo e crescemmo INSIEME, era come il fratello maggiore, aveva 4 anni più di me e ho imparato da lui molte cose: INSIEME in vari campeggi sulle colline del Trentino, con il gruppo Scout di Montichiari del quale Vigilio fu il fondatore.

INSIEME salimmo sul Monte Adamello (3500 metri di altezza dopo aver attraversato il ghiacciaio legati con una corda e due picozze, io in calzoni lunghi e l’altro corti, gli scarponi, occhiali da ghiacciaio militari in lamierino con appositi fori, guanti di lana, panini imbottiti e un’idea piuttosto vaga riguardo l’uso della corda di una dozzina di metri, con la quale ci sentivamo alpinisti. Non dimenticammo di riempire d’acqua le borracce militari ricoperte di panno grigioverde.
Una scarpinata notevole fino al Rifugio Prudenzini, dove si cena e si dorme, sveglia all’alba e salita sugli enormi massi della morena, poi al passo Salarno, dove inizia Piandineve, a quel tempo vasto con neve alta, spesso ghiacciata e con crepacci. In alto, a fine ghiacciaio, la vetta, altezza 3539 mt. dalla quale , (detto ora, nel 2019, sembra una bugia, ma posso giurare e con me tutti quelli che giunsero in vetta Adamello con giornata limpida, in quegli anni, dove la parola Smog esisteva solo in inglese) indovinammo Milano, una macchia grigia in mezzo alla pianura padana verde pallido e oltre l’inizio degli Appennini.
La vetta con croce è a picco sulla parete nord dell’Adamello. Una stretta di mano, Non avevamo le macchina fotografica, che erano molto care a quel tempo. Mangiammo panini e riprendemmo la via del ritorno. Nuvole scure e vento forte ci colgono sul Pian di neve: la tormenta; capimmo allora il significato di quella parola perché i granuli di neve ghiacciata sollevati dal vento colpiscono come pallini di piombo sui tratti di pelle non coperta, fazzoletto sulla faccia e tormento per Vigilio con calzoncini corti. Il senso d’orientamento di Vigilio con la sua bussola da boy scout ci permise di giungere al bivacco Giannantoni, al riparo dal freddo. Ci riposammo nel capanno di lamiera e pietre cercammo di accendere un fuoco con pezzi di carta e pezzetti di legno. Vigilio frugò sulla terra battuta trovò un fiammifero, uno solo, e lasciò a me il rischio che si rompa o che si spenga. Fu acceso e il fuoco che ci riscaldò nel buio del bivacco. Passarono un paio di ore e aprii la porta per vedere com’era il tempo: emisi un grido di dolore per le fitte del sole che rifletteva lame taglienti negli occhi, rimasti al buio non protetti degli occhiali rimasti al buio per due ore. Rimettemmo gli occhiali da ghiacciaio iniziammo la lunga e ripida discesa saltando sui massi fino al rifugio Prudenzini, dove stavano organizzando un gruppo per salvataggio. Subimmo un duro rimprovero e dormimmo la seconda notte nel rifugio. Tornammo a Valsaviore il giorno dopo.
INSIEME ascoltammo musica sinfonica a casa di Vigilio, che aveva costruito un giradischi con casse di alta fedeltà costruite da lui stesso: mi fece apprezzare la musica sinfonica che ascolto da anni.
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INSIEME andammo in inverno al buio con la mia Lambretta per ascoltare al teatro grande di Brescia il pianista Arturo Benedetti Michelangeli. Ovviamente sul loggione.

INSIEME ascoltammo musica sinfonica a casa di Vigilio, che aveva costruito un giradischi con casse di alta fedeltà costruite da lui stesso: mi fece apprezzare la musica sinfonica che ascolto piacevolmente a casa sul mio cmputrr.

INSIEME frequentammo la scuola di roccia con il CAI di Brescia e
andammo con la Lambretta da Montichiari a Virle, dove vi sono pareti per i principianti che durò parecchie domeniche: anno 1957.

Debbo anche a Vigilio la mia decisione di tornare a Montichiari dopo 50 anni di assenza.

“Mia moglie e i miei figli non mi hanno mai ostacolato, racconta Bruno, hanno colto il mio grande desiderio di libertà, e per questo intendo la libertà di girare, scoprire e conoscere”. In virtù di questa incredibile conoscenza che Bruno nutre nei confronti della moglie il secondo manoscritto lo ha dedicato proprio a lei “A mia moglie che sempre mi ha incoraggiato a realizzare i miei sogni”. Ora Bruno racconta alcuni aneddoti che non ha riportato all’interno dei suoi libri e spiega, a chi è interessato, un’enorme carta del mondo incollata sulla parete dello studio, dalla base al soffitto, che trovò negli States , gli Stati Uniti d’America, e sulla parete opposta un’ insieme di fotografie dei suoi viaggi. E’ felice di accogliere a casa sua chi è interessato......via G. Falcone 205 Montichiari ( di fronte all’INPS ).

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Marzia Borzi



 
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