SPIGOLATURE


Spigolatura N° 1
Molto spesso, per spostarmi nei vari porti d’imbarco in Italia settentrionale e centrale usavo le nostre Ferrovie. Talvolta leggo e sopporto chi grida nel cellulare e fa conoscere i fatti suoi a tutti, senza remore. L’italiano è fatto così, talvolta più educatamente, ma parla volentieri con gli sconosciuti che popolano lo scompartimento. Mi è capitato di viaggiare con dei giovani annoiati e silenziosi; una studente che rientrando la sera dà un’occhiata distratta al libro, un altro digita sul telefonino, altri due cercano di sonnecchiare. Io ero stanco, rientravo da un trasferimento di barca a vela dalla Grecia a Genova, e avevo voglia di parlare per scaricare la tensione delle notti insonni. Attaccai discorso con uno di loro che, visto il mio abbigliamento spartano, la faccia cotta dal sole e lo zaino strapieno mi chiese se ero stato in montagna. No, risposi, vengo dal mare, da Genova. No, non ero su spiagge, le barche stanno lontane da quelle. Gli altri passeggeri si staccano dalla noia e ascoltano interessati e partecipano volentieri tutti al discorso della vita in barca. Arrivo alla mia stazione, Desenzano quella sera, abitavo a Maderno, tutti si affacciano al finestrino per salutarmi.

Spigolatura N°2
Questo in Italia; altrove meno. Tornato da un trasferimento di una barca da San Remo ai Caraibi, molti giorni di mare, presi il primo volo “last minute” disponibile che mi portò a Bruxelles. Un autobus mi porta a Parigi poi subito in treno, sul quale viaggiai tutta notte e, non avendo avuto possibilità di prenotazione cuccetta, dovetti dormire seduto incastrato fra due lavoratori albanesi che tornavano verso l’est; non potei chiudere un occhio, occupato tutta la notte a spostare la testa dei due che russavano sulle mie spalle. Fino a Brescia. I due allora si svegliarono e mi salutarono festosi, come amici stretti, dato che avevano dormito sulle mie spalle.

Spigolatura N ° 3.

La pianura padana: un catino interessante, dove da duemila anni succede di tutto. C’erano capanne, ci sono i capannoni.
C’erano i barbari, ci sono ancora, solo che adesso li produciamo in casa. Le ultime battaglie si combattono sulle strade con incidenti: morti anche qui, come sempre inutili. La pianura non è più ritmata dai pioppi e campanili: città e paesi si sfrangiano in periferie piene di distributori, concessionari d’automobili, ipermercati e fast food.
Le cascine, dichiarazioni di buona volontà, piantate in mezzo ai campi resistono, ma spesso sono vuote.
La gente vive altrove: negli ultimi cinquant’anni la popolazione è diminuita di nove milioni. Molte case sono disabitate: aspettano visite nei fine settimana. La popolazione italiana è diminuita di nove milioni, ma le stanze a disposizione sono passate da 35 milioni a 121 milioni, abusivismo escluso.
O stranieri che passate, portate con voi questo orizzonte lombardo: è un souvenir originale. Lo anticipano campi a scacchiera, reti di fossi e fiumi a pettine verso il Po. La nostra pianura d’autunno la nasconde la nebbia, che da queste parti non è solo un fenomeno atmosferico, ma un’atmosfera morale. Non ci preoccupa: abbiamo buoni fendinebbia, cuori umidi e reumatismi romantici.
Bruno Roversi, ottantacinquenne ex Skipper e accompagnatore di viaggi avventura. Vive ormai da dieci anni a Montichiari, tel.3299293339.
l mio sito internet , www.brunoroversi.com ha raggiunto quasi 110 mila visite. Oggi sono circa 125 mila.


 
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