DA UN RAZZISTA DEL TERZO MILLENIO.

Due giorni prima di Natale una notizia ha fatto-per qualche ora- il giro del mondo: Sam,un bimbo nato tre giorni prima sulla costa libica dopo l'attraversamento del deserto del Sahara da parte della madre e salito con lei su un barcone è stato salvato nel mediterraneo da una nave di una ONG. Lì, per le sue precarie condizioni è stato prelevato con un elicottero assieme alla madre e trasferito a Malta, ma gli altri 309 migranti che erano con lui hanno continuato la loro odissea in mare, per una settimana e duemila chilometri, senza un poto disposto ad accoglierli.
Due mesi prima, il 2 novembre, Amal è morta di fame a sette anni. Come centinaia di altri bambini yemeniti travolta da una guerra costruite nel nostro Paese. La sua fotografia, il viso reclinato con gli occhi persi, le ossa a malapena ricoperte di pelle, le mosche sulle mani, ha provocato l'indignazione di un giorno. Quelle immagini sono scomparsi dai quotidiani e telegiornali lasciando il posto alla retorica sgangherata cddi porti chiusi e gli insulti, crudeli e volgari nei confronti dei migranti ( sui social e non solo ). Eppure, Sam, Amal e altre centinaia come loro non sono dei numeri, ma delle persone come me, come te che stai leggendo.
E’ questa situazione che mi ha spinto a scrivere. Non sono abituato a farlo. Preferisco i fatti con il loro linguaggio, silenzioso ma vero. Un’ubriacatura a cui partecipi forse per convinzioni o forse per l’influenza di un contesto in cui prevalgono le parole di predicatori d’odio che tentano di coprire così l’incapacità di chi ci governa ( e ci ha governato ) di assicurare a tutti, compreso i poveri che aumentano, e riportarli in una condizione di vita accettabile. Secondo te, le difficoltà in cui viviamo e le certezze sul futuro e sul presente sono colpa dei migranti che ci portano via il lavoro, che sporcano, che rubano, che hanno aggiunto novi problemi aggiunti a quelli che avevamo. E che dunque devono starsi a casa loro. Io non credo che le cose stiano così. Le migrazioni non vanno sottovalutate ma governate in un modo intelligente ed è necessario parlarne senza rimozioni. Ma, se non si arresta il modo di pensare oggi prevalente, non mostrando i muscoli e accanendosi contro la fragilità degli altri non avremo mai pace..


 
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