DAL LIBRO DI don LUIGI CIOTTI.

LETTERA A UN RAZZISTA DEL TERZO MILLENNIO

Due giorni prima di Natale una notizia ha fatto-per qualche ore- il giro del mondo: Sam,un bimbo nato tre giorni prima sulla costa libica dopo l'attraversamento del deserto del Sahara da parte della madre e salito con lei sù un barcone , è stato salvato nel mediterraneo da una nave di una ONG. DiI Lì, per le sue precarie condizioni è stato prelevato con un elicottero assieme alla madre e trasferito a Malta, ma gli altri 309 migranti che erano con lui hanno continuato la loro odissea in mare, per una settimana e duemila chilometri, senza un poto disposto ad accoglierli. Due mesi prima, il 2 novembre, Amal è morta di fame a sette anni. Come centinaia di altri bambini yemeniti travolta da una guerra costruite nel nostro Paese. La sua fotografia, il viso reclinato con gli occhi persi, le ossa a malapena ricoperte di pelle, le mosche sulle mani, ha provocato l'indignazione di un giorno. Quelle immagini sono scomparse dai quotidiani e telegiornali, lasciando il posto alla retorica sgangherata dei porti chiusi e gli insulti, crudeli e volgari nei confronti dei migranti ( sui social e non solo ). Eppure, Sam, Amal e altre centinaia come loro non sono dei numeri, ma delle persone come me, come te che stai leggendo.


 
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