LA MEMORIA DEI GRILLINI

La memoria dei Grillini.

Ho saputo che i Cinque Stelle hanno chiesto che, durante la prova scritta di matematica, ai maturandi dello Scientifico sia consentito di consultare un manuale di formule senza essere costretti — cito la petizione di uno studente — «a sottostare alla forza bruta della memoria», cioè a studiarle. Il governo ha replicato che la conoscenza mnemonica fa parte del programma, prendendosi in via del tutto eccezionale il mio applauso biecamente conservatore.
Immagino però che perderà in blocco il voto dei diciottenni, perché nel Paese dei balocchi e degli «aiutini» chi promette scorciatoie risulta ovviamente più simpatico dei cultori della fatica.
Potrei tenere un discorso fondamentale sull’importanza della memoria, se non fosse che me lo sono completamente scordato. L’esercizio sviluppa l’organo, ma in questo caso il computer lo ha atrofizzato. Si può vivere senza sapere a memoria in che anno è nato Napoleone?
Sì, se non fosse che così si rischia di non sapere se sia nato prima lui o Carlo Magno. E se non si sa questo, si finisce per non sapere niente di storia e poco di tutto il resto. Quel briciolo di memoria che mi rimane basta a ricordarmi che la guerra al nozionismo e la sfiducia nelle autorità («Uno vale uno») non le ha inventate Grillo, ma il Sessantotto, che tra i suoi numerosi meriti ebbe però il demerito gigantesco di umiliare il talento e lo sforzo in nome di una falsissima idea di uguaglianza. Se la memoria non mi inganna, il prossimo passaggio sarà il 6 politico. Potrebbero chiamarlo voto di cittadinanza.. Questo articolo di Gramellini mi ricorda che nel gruppo di 16 persone che accompagnai nella Cina di 35 anni , vi era un giovane laureato in Sociologia, e aveva fatto l’esame di gruppo con altri 4 dei miei accompagnati in Cina, ottenendo il 6 politico: lui spiegava la sua tesi di laurea e gli altri assistevano in silenzio, e allora non vi era internet. Convivendo con alcuni dei giovani ho capito l’immaturità completa dei più giovani. Solo i 4 anziani, non si interessavano altro che visitare i vari Parchi delle città della Cina e i super market dove i commessi calcolavano con enorme velocità usando il pallottoliere, con estrema velocità: il ticchettio dei pallottolieri era continuo suono che non infastidiva: questo strumento di calcolo è Patrimonio dell’Umanità.
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