VENTO SOLARE - 2' puntata-

VENTO SOLARE - 2° puntata

Gocce di sudore scendevano sugli occhi di Kean junior : stivare il kit di sopravvivenza per 900 giorni ( quello era il tempo previsto per il viaggio fino alla terra) anziché quello previsto per 30 giorni nell’esiguo spazio tra la cuccetta e lo scafo della navicella spaziale di salvataggio, si stava dimostrando impresa quasi impossibile. Ci riusci e pensò che era stato più faticoso e rischioso sottrarre il kit dal magazzino della polizia, con l’aiuto di Ramirez, il responsabile magazzini. Entrambi nati su Callisto e non avevano mai visto il pianeta Terra.
La loro amicizia era iniziata dall’infanzia e Kean si sentiva in colpa per il coinvolgimento dell’amico.

Ma la sua voglia di vedere la terra descritta da suo padre e soprattutto la decisione di abbandonare per sempre Callisto era presa, anche se sapeva che le probabilità di sopravvivenza erano minime.
Seppe dal padre la storia dell’emigrazione su Callisto, uno dei satelliti di Giove
Fu scelto perché era nota la sua superficie di ghiaccio: fonte d’acqua in abbondanza.
Enormi astronavi portarono su Callisto macchinari e materiali e grandi serbatoi di aria compresa per creare una atmosfera respirabile e relativi elementi per la depurazione dell’acqua e il riciclaggio dell’aria; tutto il materiale necessario per progettare ed eseguire edifici per laboratori. Una cupola, dal diametro di una decina di chilometri, fu assemblata e inserita perfettamente negli orli di uno delle centinaia di crateri della superficie del satellite Galileiano di Giove.
Il materiale della cupola era resistente alla possibile caduta di meteoriti.
In tutto una cittadella di 10.000 persone che si occupavano di studi e ricerche sulla possibilità dei terrestri di espandersi e vivere stabilmente su altri pianeti .
Era una comunità di ricercatori, specialisti in idrocolture, tecnici e piloti spaziali, astronomi e operai di varie specializzazioni che costruivano le abitazioni per le loro famiglie.
Trecento anni prima, alla fine dei lavori per la costruzione della prima Città spaziale, il presidente degli Stati Uniti della Terra guardava compiaciuto l’enorme cupola trasparente dal diametro di 10 Km. che apriva la sezione stagna per accogliere la piccola astronave con la quale giungeva dalla Terra. Fuori dalla cupola la superficie grigia del satellite era cosparsa di crateri antichissimi creati da meteoriti.
Vide una città con le strade percorse da gente che usava skate o pattini a rotelle. Sorrise al pensiero che quasi tutti quegli abitanti erano fra i venti ed i trenta anni. Quegli abitanti sarebbero rimasti giovani per sempre: bastava una pillola del medicinale E una volta al mese e l’invecchiamento delle cellule non avanzava.
Solo i cittadini della “Città spaziale” ne potevano fare uso. Il Presidente degli Stati uniti della Terra sapeva che l’architetto che aveva progettato e realizzato il progetto, Romano Kean, lo stava aspettando per la consegna simbolica delle chiavi della città- Avrebbe incontrato Ho Ciang, un genio dell’organizzazione e uno degli scienziati che collaborò alla scoperta del fattore E. Kean probabilmente sarebbe tornato sulla Terra con la stessa astronave per aggiornamenti sui futuri probabili insediamenti. Ma decise di rimanere. La prospettiva di vivere senza data di “scadenza” era troppo allettante per il sessantenne architetto. Tanto più che la giovane moglie era in attesa di un maschietto. Informò il Presidente della sua decisione e rimase. Nel 2.450, un anno dopo la completa autonomia di vita della stazione sul satellite, l’esperimento poteva dirsi riuscito e la Terra poteva programmare la colonizzazione d’altri pianeti. Ma un disastro sconosciuto sconvolse ogni piano: le video- comunicazioni con la Terra, dopo l’ultima notizia dal pianeta che mostrava un enorme asteroide in rotta di collisione con la Terra, cessarono completamente L’impatto sembrava avere cancellato ogni forma di vita sul pianeta.
Ho Ciang, dopo un anno dall’avvenimento tragico sulla Terra, cominciò a dare segni di megalomania. Riteneva di avere il potere di un dio. Ed in effetti aveva la chiave del potere: l’equipe che aveva collaborato con lui per la scoperta del “fattore E” , era rimasta sulla terra, sicuramente scomparsa nell’ecatombe ; lui era l’unica persona a conoscenza della formula, distribuendo personalmente una volta l’anno
la dose, aveva soggiogato la piccola popolazione di Callisto. Teneva praticamente in schiavitù gli abitanti della piccola città, con l’aiuto della polizia personale, un gruppo di duecento pretoriani ai quali aveva fornito armi e la facoltà di qualsiasi sopruso. Nessuno invecchiava e moriva sotto la cupola, eccetto coloro che erano esclusi dal medicinale se commettevano la minima infrazione agli ormai assurdi, pazzeschi regolamenti inventati da lui.
Il suo delirio di potenza progrediva, assieme alle violenze della sua polizia.

Ormai le ricerche scientifiche erano cessate da anni ed il lavoro era solo quello dei tecnici per mantenere la vita sotto la cupola.
Kean Junior, tecnico delle colture idroponiche e pilota aveva preso in consegna la capsula di salvataggio spaziale n. 5 perfettamente uguale alle altre 2o : erano state trasformate in imbarcazioni da regata aggiungendo un cilindro saldato sul fianco, in cui era avvolto un grande spinnaker , 6000 metri quadri di leggerissimo ma quasi indistruttibile Xelon.
Quella regata era l’unica occasione in cui la camera stagna della cupola veniva aperta . Fuori, il vento solare, formato da particelle d’elettroni e protoni che sfuggono dalla corona solare, avrebbe gonfiato le vele ed i regatanti avrebbero percorso il campo di regata, posto al limite della attrazione gravitazionale di Callisto e delimitato dalle coordinate spaziali di tre virtuali boe.

Ho Ciang trovava appassionante la regata velica annuale e avrebbe tenuto il solito discorso sulla sua liberalità nel favorire questo sport. L’unica astronave della base era messa in funzione per trainare fuori dalla cupola le navicelle.
Per Kean questa era la sola occasione, l’unico tentativo possibile di guadagnare la libertà.
Il suo amico Ramirez, responsabile del magazzino attrezzature spaziali, tentava ancora, a poche ore dalla partenza della regata di farlo desistere : “Lo so che con te è come parlare al vuoto, ma ci sono tre grosse incognite sul tuo progetto di evasione . Prima : al controllo di partenza, la polizia di Ho Ciang può scoprire che il kit di sopravvivenza non è quello dei 100 giorni. Saresti immediatamente portato nel lazzaretto dei vecchi a morire. E io con te.
Seconda : potresti sbagliare la rotta per la Terra, data la complessità dei calcoli sui movimenti dei pianeti, calcoli eseguiti di nascosto senza usare il computer centrale. Terza : la vita sulla Terra sarà di nuovo possibile dopo la caduta del grande asteroide che probabilmente ha causato l’estinzione di qualsiasi forma di vita ? Nessuno segnale è giunto a noi da ben 300 anni”. Kean scosse la testa deciso :
“Ramirez, ho messo in conto anche l’aumento improvviso di velocità : senza il rallentamento della virata alle boe il vento solare aumenterà enormemente la velocità della mia navicella, dato che il flusso delle particelle è a spirale archimedea. Ma il solo pensiero di avere tre probabilità su cinquanta di vivere senza dover ogni giorno prostrami a terra per adorare quel criminale, pazzo e megaloname, mi fa gioire.
Lui dice che ci regala una volta all’anno la pillola della giovinezza ma pretende da tutti noi una devozione illimitata ; ci sottopone ad umiliazioni tali da avere indotto molti al suicidio. In pratica lui ed i suoi scagnozzi sono giovani da 300 anni. Come molti di noi. Ma fino a quando ed a quale prezzo ?

Dai giorni dei mancati collegamenti con la Terra, il suo delirio d’onnipotenza è continuato ad aumentare : una mancata riverenza da parte nostra, un troppo lento prostrarsi con la fronte sul suolo, quando passa o quando suona la campana che ha fatto istallare sulla sua ”chiesa”, viene punito con almeno 10 anni senza la pastiglia. Di conseguenza l’invecchiamento di dieci anni. Mio padre è stato condannato due secoli fa, quando è stata scoperta la sua attrezzatura per mostrarmi tutto quello che portò dalla Terra.

Vale forse la pena di vivere molti anni, addirittura millenni, sotto questo maledetto cupolone, ossessionati dalla paranoia di uno scienziato pazzo ? Sembra che ora voglia istituire una funzione religiosa quotidiana per essere adorato, nella specie di tempio che stanno costruendo. Tu sai che da mesi è cominciata la serie dei suicidi. Arrischio molto ma vado.
Ramirez, non temere per me. Il mio allontanamento dal campo di regata apparirà come un incidente di gara, un errore nel maneggiare la vela. Tutti gli anni almeno uno dei regatanti si perde nello spazio. Nessuno verrà a cercarmi, nessuno saprà che mi hai aiutato. Spero che anche tu un giorno possa ritornare sulla Terra, rifacendo la mia rotta.”


Il giorno della partenza l’astronave, come una chioccia con i pulcini, trascinava verso il culmine della cupola la fila delle navicelle legate una all’altra. Ho Ciang, sul trono con una corona d’oro in testa assisteva compiaciuto e tutti gli abitanti applaudivano rivolti a lui.
Le telecamere inquadravano la scena. Un solo suddito che non avesse applaudito sarebbe stato subito identificato. I controlli a bordo delle navicelle é superficiale e Kean tirò un sospiro di sollievo. Ora la salvezza era nelle sue mani. La camera stagna per comunicare con l’esterno della cupola si aprì e ogni navicella venne posizionata alla distanza di qualche chilometro l’una dall’altra : l’apertura della 6.000 metri quadrati della vela poteva ostacolare le manovre delle altre. La voce urlante di Ho Ciang entrò negli abitacoli dei velisti : per il piacere del vostro RE, e la dovuta devozione datevi da fare ! !. Dal sacco- vela d’ogni navicella uscì una lunga calza che si stese ondeggiando nello spazio come una serpe. Poi all’improvviso, quasi simultaneamente, 20 grandi spinnaker colorati come fiori sbocciarono a prua, trattenuti da fili argentei che collegati alle imbarcazioni cominciarono a muoverle. Il vento solare le spinse sempre più velocemente nello spazio. I velisti migliori cominciarono a staccarsi dal gruppo. La navicella di Kean fu tra le prime fino alla boa numero 1, segnata con le coordinate spaziali sui monitor delle imbarcazioni e su quello della giuria su Callisto. Poi mentre le altre 19 barche si disponevano alla virata variando l’angolo della vela, Kean continuò il bordo di prima ed imprecò ad alta voce. La sua imprecazione fu commentata da uno dei poliziotti giudici di gara che sghignazzò : ” questo è il primo fesso di quest’anno che andrà a zonzo nello spazio”.

Kean sorrise e lascò del tutto le sottili scotte argentee : la sua navicella raggiunse presto la velocità di 2000 nodi e la vela resistette. Il pilota automatico gli permise finalmente di rilassarsi. Se i suoi calcoli erano esatti sarebbe giunto nell’orbita della terra fra una ventina di anni . Nel kit di lunga sopravvivenza che aveva trafugato c’erano 2 pillole del fattore E .. Il kit comprendeva anche le capsule di Epsonil, la sostanza che induce al letargo. Usandola avrebbe avuto meno bisogno di cibo e sopportato meglio l’isolamento degli anni di navigazione in solitario. Sarebbe giunto sulla terra con la mente ed il corpo di un ventenne.

Programmò il suo risveglio ogni mese per la revisione dei calcoli di rotta, non si fidava ciecamente dei calcoli fatti prima della partenza ed immessi nel computer di bordo.
All’ultimo risveglio dopo la ginnastica isometrica, con un tuffo al cuore constatò che i calcoli erano esatti : vide dall’oblò il pianeta azzurro e si commosse . Suo padre, arrivato fra i primi tecnici su Callisto gli aveva raccontato dei viaggi compiuti dal nonno che aveva lasciato ottantenne sulla terra, gli aveva trasmesso l’amore ai viaggi e la voglia di conoscere la terra ed i suoi mari, le montagne. Aveva scritto e memorizzato i racconti del nonno. Ora poteva vedere la Terra.
Le striature bianche delle nubi mettevano in risalto la superficie azzurra del mare e le macchie ocra dei continenti. Nato su Callisto, non aveva mai vista la Terra con i suoi occhi. Era come ammirare una gemma appoggiata su un velluto nero. Presto doveva entrare nell’atmosfera e cercò di usare la vela come un grande paracadute. La navicella non aveva scudi termici e comunque aveva bisogno di un atterraggio morbido. Sotto di lui l’oceano si avvicinava : vide ad ovest l’istmo di Panama e cominciò a lavorare con le scotte per andare più a est, per atterrare possibilmente in Europa, dove erano nati i suoi genitori. Il vento lo portò sul continente ma era troppo vicino alla terra per sapere in quale zona dell’Europa fosse diretta la sua navicella. Aveva studiato fin da ragazzo i contorni dei continenti e le città principali. Era estasiato. Sotto di lui il verde delle foreste e colline e fiumi. Dovette ritirare con un verricello parte della vela nel ”sacco” e allora la sua imbarcazione, che prima galleggiava nell’atmosfera cominciò a scendere lentamente. Poi sfiorando una macchia di grandi alberi si adagiò indenne su una radura. Il suo cuore batteva all’impazzata dalla gioia. La “sua” terra lo aspettava. Tremante cominciò a sbloccare la chiusura ermetica del portello, spinse il battente e respirò con fiducia l’aria tiepida.

I suoi polmoni, abituati da sempre all’aria di serra di Callisto, si dilatarono fino a dolere. Pianse per qualche minuto. Si riscosse e seppe che la Terra era tornata vivibilissima. Sperava solo di non essere l’unico umano sul pianeta. Si tenne addosso la leggera tuta spaziale, prese un sacco con le scorte di viveri e si ricordò di prendere la bussola che si era costruita su Callisto.
Era necessaria per tornare alla navicella come rifugio, in caso di necessità. Poteva imbattersi in pericoli: uomini sopravvissuti al disastro, forse inselvatichiti.
Non vide un gruppo di persone che lo osserva nascoste da una roccia ai margini della radura. Solo quando si fu allontanato dalla navicella il gruppo corse verso di lui, gridando parole in una lingua che a lui parve simile allo spagnolo. Erano coperti da una specie di tela di sacco, come la juta. Non parevano aggressivi. Parlavano tutti assieme e capì che gli rivolgevano domande indicando la navicella.
Sorrise e cominciò a parlare, piano e sempre sorridendo. Cercò di ricordarsi le parole di lingua spagnola che aveva imparato da Ramirez, con grande rischio di punizioni, perché la sola lingua ammessa su Callisto era il Cinese. Riuscì a dire che veniva da un altro pianeta, ma il concetto di pianeta sembrava non esistere nella loro cultura. Indicò il cielo che ora cominciava ad imbrunire e si vedeva Venere. Quelli mostravano ora un po’ di timore reverenziale e cominciarono a cantare, seduti attorno a lui, immobile e stupito al centro. Il canto era come un inno di gioia e di nostalgia insieme e Kean lo ascoltava con un grande piacere. Osservò i loro volti : persone anziane, fanciulli e giovani, uomini e donne. Erano una ventina e sembravano costituire una famiglia . Concetto che lui aveva imparato sui libri, perché su Callisto in pratica non esistevano famiglie. Erano tutti giovani, padri e figli. I vecchi erano solo i puniti dal tiranno, ed il controllo delle nascite impediva l’aumento della popolazione sotto la cupola. Vide alcuni anziani, bambini e giovani. Una ragazza lo guardava con occhi ridenti. Le chiese il nome. “Marisol”, rispose timidamente. lo invitarono a seguirli e lo condussero alla luce di torce su un sentiero : dopo un’ora di cammino, per lui faticosissimo per la immobilità prolungata nella capsula, apparvero delle costruzioni in pietra, con tetti di pali e frasche. Pensò che i terrestri fossero tornati all’età della pietra. Ma dentro la capanna in cui l’accompagnavano vide tavoli di legno, con le sedie, utensili d’ acciaio inox, lisi dall’uso ma funzionali. Erano quelli costruiti ante catastrofe. Mangiò frutti che su Callisto aveva visto solo sui video, sentì per la prima volta i sapori della terra. Poi una stanchezza improvvisa lo assalì e dovette sdraiarsi in terra.
I suoi ospiti lo posero su un giaciglio e intonarono un canto gioioso e nostalgico nello stesso tempo. Kean si addormentò sereno. Trascorse i primi giorni sulla terra scoprendo sapori e profumi a lui sconosciuti, mentre una nuova forza veniva assorbita da tutto il suo corpo. Cominciò ad impadronirsi della lingua e dai suoi nuovi amici seppe cosa avvenne 300 anni prima I pochi sopravvissuti alle polveri sollevate dall’impatto dell’asteroide si unirono in quella zona della Spagna chiamata Andalusia, dove lo strato di polvere era meno intenso, forse perché era agli antipodi del grande cratere causato dall’asteroide.
Non avevano tentato di ricostruire strade, macchine, ridare inizio ad una civiltà industriale. I pochi avi si unirono in tribù e vivevano delle scarse risorse lasciate dal cataclisma. Dopo decenni di piogge la terra ricominciò a dare frutti e le poche persone ebbero modo di vivere con l’agricoltura, abbastanza primitiva in mancanza dell’esperienza necessaria alla coltivazione..
Era trascorso quasi un anno e lui si era “accasato”, come dicevano gli spagnoli, con Marisol.

I nuovi terrestri non seguivano leggi scritte, ma vivevano in semplicità, avevano sperimentato la gioia di donare di ricevere : in pratica avevano realizzato l’Utopia, quel tipo di vita che tutti
pensavano impossibile realizzare. Kean pensò che quello in cui viveva era il periodo d’oro dei terrestri Lui veniva dal futuro e si ritrovava nel passato, anche se i suoi amici erano consci di essere i superstiti di una civiltà scomparsa , ma della quale erano stati tramandati dai pochissimi sopravissuti delle generazioni precedenti, pochi e vaghi ricordi.
Non si salvarono libri o supporti informatici. Disegnò con i mezzi che aveva sulla capsula una mappa della terra e cominciò, essendo ormai padrone della lingua a descrivere come vivevano gli abitanti di 300 anni prima sulla terra allora completamente abitata. La sua famiglia era incuriosita e assorbiva tutto quello che Kean con grande pazienza raccontava e rispondeva alle domande continue, interessati alla tecnologia ed ai viaggi di allora sulla terra.
Dopo qualche mese Kean fu convinto che il suo gruppo poteva capire ed apprezzare quel mondo descritto da lui. Da allora ogni sera, vicino al fuoco acceso sulla spiaggia, raccontava uno o due dei vari racconti del padre, dei quali aveva conservato la registrazione avuta dal padre e da lui memorizzati come se li avesse vissuti, al punto che li raccontava in prima persona come li rivivesse nella mente e negli anni terrestri del suo avo, cioè dal 1980 al 2007.
Un giorno Kean sentì gridare gli abitanti del villaggio, si affacciò alla soglia della capanna e vide angosciato l’astronave di Callisto in fase d’atterraggio. Un minuto dopo scesero due poliziotti di Ho Ciang spingendo avanti il suo amico Ramirez, pallido e spaventato : “perdonami Kean, ho dovuto svelare la tua fuga verso la terra. Hanno scoperto solo da poco il furto del kit e mi hanno torturato e fatto salire sull’astronave. Sono riusciti a localizzare la massa della tua navicella.Il poliziotto intervenne : “Basta, stai zitto. Kean, vedo che non occorre minacciare la vita del tuo amico per riportarti fra noi, nell’abbraccio del Re. Sei completamente disarmato ed i tuoi amici sono spaventati come pulcini. Basta questo per sistemarti, il Re ti vuole vivo” disse il poliziotto
puntando una pistola: una rete di Xelon avvolse Kean in un secondo, immobilizzandolo.
L’altro poliziotto fulminò Ramirez con una pistola laser e il suo corpo si dissolse in una nuvola di materiale che emanava odore di bruciato. Lo aveva ucciso perché ormai non serviva come ostaggio per riportare Kean sull’astronave.

Assieme i due sollevarono di peso Kean impacchettato nella rete e si avviarono verso il portello aperto dell’astronave. Marisol, con l’agilità di una pantera, arrivò alle spalle di uno dei rapitori e gli vibrò una martellata sull’occipite. Quello lasciò la presa e rimase un attimo eretto, poi si accasciò di colpo in terra.
L’altro estrasse la pistola laser lasciando cadere Kean e la puntò su Marisol ma, nello stesso istante, un sasso scagliato con precisione dalla fionda di Pablo, il padre di Marisol, lo colpì fra gli occhi ed il raggio laser si perdette in alto, bruciando un ramo. Pablo sorrise fiero : l’emergenza lo aveva reso preciso e veloce. Il poliziotto assassino cadde di schianto. Ramirez era vendicato.
I coltelli della tribù faticarono non poco a sciogliere Kean dalla rete. Lesse il nome in codice sulla piastrina di uno dei due poliziotti ed entrò nell’astronave. Digitò il codice del poliziotto sul computer della radio e poi il testo : “la terra è inabitabile perché la sua atmosfera è velenosa. La falla prodotta nell’atterraggio ha fatto morire il collega ed io non....” Premette il tasto d’invio.

Con quel messaggio interrotto, che su Callisto significava la perdita dell’astronave, il tiranno era isolato.Disattivò il codice d’accensione dei razzi e lo rifece cambiandolo con un nuovo numero che memorizzò. Era il massimo della prudenza. Poi chiuse il portello . Kean pensò che, un giorno, sarebbe potuto tornare su Callisto, eliminare Ho Ciang e liberare i suoi schiavi. Ma forse non avrebbero gradito vivere sulla Terra, non l’avevano mai vista e molto probilmente non avrebbero voluto vivere senza le comodità a cui erano abituati, soprattutto l'idea di invecchiare e morire non li avrebbe attratti.



 
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