Io conto zero assoluto. Il documento che copio entrò nel mio computer: ora lo invio a vari amici su Face Book.

Dalla povera Elisabetta II, ai presidenti Trump, Putin, e a una lunga lista di nomi che contano. La storia comincia con una fonte anonima che ha deciso di consegnare al Consorzio internazionale di giornalisti investigativi qualche milione di file sullo studio legare offshore Appleby.
È impossibile sapere chi sia, ma il succo è: «Lecito o illecito qui c’è un mondo fatto di imprenditori, singoli miliardari e società, che stanno impoverendo i loro Paesi. Fate in modo che si sappia». Ad aderire al Consorzio per l’Italia c’è il gruppo Espresso e la testata di Rai3 Report. Il settimanale oggi è in edicola con l’elenco dei soggetti che ci riguardano, e Report alle 15.30 di oggi e alle 21.15 di domani ricostruirà tutti i passaggi di un sistema che assomiglia a una brutta commedia. Anticipiamo una storia, quella di Camilla Crociani, principessa di Borbone delle Due Sicilie, che abita a Montecarlo e ha società in mezzo mondo. Il suo nome ricorre spesso fra i documenti di Appleby, insieme a quello della mamma, Edoarda Vessel, ex attrice con un grande talento per gli affari. Lo scandalo Lockheed.
A pesare, più che il titolo di principessa, è il cognome Crociani. Significa Vitrociset, la storica azienda di elettronica e sistemi di telecomunicazione che gestisce le reti vitali di forze dell’ordine, ministeri e della Difesa. Crociani vuol dire anche scandalo Lockheed, cioè una storia di corruzione degli anni 70, quando gli americani avevano smazzettato politici e dirigenti italiani per venderci degli elicotteri. 140 milioni di lire erano finiti a Camillo Crociani, all’epoca presidente di Finmeccanica e appunto fondatore di quello che è oggi il gruppo Vitrociset. Camillo se la cavò scappando in Messico dopo aver ceduto le sue quote a un uomo di fiducia. Negli anni, dopo un curioso, ma mai sanzionato, passaggio di azioni, la proprietà torna a sua moglie Edoarda. E oggi alla figlia Camilla. Un gioiellino che fattura 150 milioni di euro sull’ultimo bilancio. Nelle carte di Appleby c’è anche un documento di un tribunale di Jersey: parla di 445 milioni di dollari in quadri, e decine di milioni di dollari offshore. Insomma un patrimonio familiare invidiabile. I documenti esclusivi oltre a rivelare una complessa vicenda familiare, mostrano un dato bizzarro: la responsabile della compliance della sede alle Mauritius di Appleby, tale Natasha Hardowar, considera i Crociani clienti da bandierina rossa e scrive testualmente: «…oltre il nostro appetito di rischio». Cosa spaventa la signora? Il fatto che vogliano evitare email, telefonate e tracce dei trasferimenti di denaro. Una segretezza che fa insospettire anche professionisti «blindati» e non abituati ad andare tanto per il sottile. Secondo alcuni clienti di Vitrociset, la fortuna di questa società è dovuta al fatto che nell’ambito della gestione di apparati di sicurezza sul mercato italiano ci sono soltanto loro, oltre a Finmeccanica, che a sua volta è un socio dei Crociani, con una piccola quota nell’azienda di Via Tiburtina a Roma. Il gruppo stacca dividendi milionari verso la società madre messa in Olanda. L’architettura societaria
La filiera societaria è la seguente: Vitrociset spa e Ciset srl, con sede in Italia, sono controllate dalla Croci international BV e dalla Croci Holding BV, con sede in Olanda, a loro volta controllate dalla Allimac Management Sarl in Lussemburgo, che ha in testa la International Future Ventures, una piccola società con sede a Curaçao, nei Caraibi. Capitale: 1 dollaro. Anonimato garantito. Avete capito bene, una società anonima da un dollaro controlla un gruppo che si è aggiudicato negli anni i seguenti appalti:
- 15 contratti con la Guardia di Finanza per il potenziamento della connessione in fibra ottica e l’ampliamento della rete in ponte radio interpolizia.
- Per il nostro ministero della Difesa, che è la stazione appaltante con la quale Vitrociset lavora più spesso, realizza, tra l’altro, gli assi in ponte radio Interpolizie e relative code e comandi dei Carabinieri; il servizio di manutenzione e assistenza sistemica delle centrali telefoniche per alcuni dipartimenti dello Stato Maggiore. - Per il ministero della Giustizia gestisce la centrale e rete telefonica di via Arenula, e gli impianti di telecontrollo negli uffici giudiziari di Napoli.
- Per il Viminale e la Polizia di Stato fornisce sistemi aggiornati a livello tecnologico.
- Per Banca d’Italia si è aggiudicata l’appalto per l’Evoluzione dei servizi applicativi per lo scambio di flussi informativi.
- Realizza alcuni programmi dell’Agenzia spaziale italiana, in particolare ha fornito Servizio di supporto tecnico-logistico al Centro spaziale Broglio di Malindi.
- Fra i clienti di Vitrociset compaiono anche Poste Italiane e l’Agenzia delle Entrate. Ma di chi è Vitrociset? A settembre, voci ricorrenti e articoli di stampa parlavano di una cessione a un piccolo imprenditore laziale, tal Antonio Di Murro; l’anno scorso si parlava di investitori di area renziana. Ai giornalisti di Report, Camilla Crociani ha ribadito di essere lei a capo di tutta la filiera.
Dai Caraibi però si vede solo l’anonimato, e quindi lo Stato come fa a sapere con certezza chi gli fornisce i sistemi per il controllo del traffico aereo, le tecnologie satellitari e le telecomunicazioni o le apparecchiature da cui passano le informazioni sensibili? La presidenza del Consiglio alle 18 di venerdì non ha dubbi sul nome degli azionisti. Alle 21 comunica alla redazione di Report che ci sono cambiamenti in corso. Nulla di più. Ha qualche difficoltà anche l’Agenzia delle Entrate, che dovrebbe incassare le imposte, ma la signora Crociani dice che è a posto con il fisco italiano, e che la complessa struttura societaria è dovuta al fatto che tutta la famiglia vive all’estero. Il solito complottista direbbe: «Non spaccatevi la testa, la Vitrociset è roba dei Servizi. Queste movimentazioni in giro per il mondo servono all’apparato per le sue necessità… e a far perdere le tracce, ovviamente». Io non credo ai complottisti, sono una romantica e confido in Pascal Saint-Amans, direttore della politica fiscale dell’Ocse: «Entro settembre 2018 non ci sarà società di comodo, trust o fondazione dietro la quale nascondersi. Il denaro verrà sempre connesso al suo vero proprietario». Però i romantici, storicamente, non hanno mai capito un granché di soldi; e qui la cifra in ballo più accreditata sui media internazionali, calcolata dall’ex direttore ricerca economica di McKinsey, James Henry, è stimata fra i 24 e i 36 trilioni di dollari. Nascosti nei vari paradisi fiscali.



 
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