VIAGGIARE IN BARCA A VELA


Quanti episodi, di per sé banali, rimangono impressi nella memoria; non è comodo vivere in barca, lo spazio è angusto. La casa in cui si vive si muove di continuo, ora dolcemente, ora a scossoni: va su e giù, sbanda da una parte e da un’altra. E’ facile perdere l’equilibrio, si può scivolare e farsi male, bisognerebbe sempre tenere ben saldo un appiglio, una maniglia’: bisogna imparare l’arte di stare appesi, come le scimmie sui rami ( una mano per te e un’altra per il re, secondo il detto della flotta inglese ). L’uso del gabinetto con mare mosso, soprattutto se si è indossata la cerata sugli abiti di lana per proteggersi dagli struzzi della pioggia, è un’impresa, anche perché il gabinetto è per lo più angusto, e il vaso si vuota con la pompa a mano. E come si fa a cucinare gli spaghetti, e bollire l’acqua, poi scolarla, col grave pericolo di scottature? Un incidente in barca, anche non grave, può essere fatale: il pronto soccorso, ammesso che tu sia in grado di chiamare via radio una capitaneria, prima che giunga una motovedetta e sia possibile trasportarti dalla barca alla motovedetta con onde alte è già un miracolo; se poi sei in oceano non esistono mezzi a motore che abbia autonomia di fare migliaia di miglia, se non una nave. Si, è bello ricordare ogni burrasca che ho attraversato, compresa quella che mi beccai in Mediterraneo, da Palermo può capitare, ma richiede doti acrobatiche, fermezza, prudenza, allenamento.
La vita a bordo è incredibilmente scomoda. Perché dimenticavo di parlarne, ma la domanda forse più pertinente è: perché si decide di affrontare tante scomodità, visto che si potrebbe farne a meno ? Rispondo: perché la scomodità fa parte del gioco.
Un marinaio di un peschereccio affermava che è lo stesso gioco di chi si arrampica sulla vetta di una montagna, quando vi sono le funivie. Io, quando non avevo ancora scoperto il mare, mi arrampicavo su pareti di montagne dove non sarà mai possibile installare funivie. L’aver provato entrambi i giochi mi ha dato la possibilità di dare risposte corrette. Nel mio caso la vela, da gioco, è diventata un mestiere che ho amato. Ora sono felice quando trovo qualcuno interessato a gratuite lezioni teoriche di navigazione a vela: serve anche a capire come i nostri avi, dalla preistoria e fino alla fine del 1800, facevano guerre e commerci con navi il cui combustibile era il vento e le vele erano il motore. Fa parte della storia e della cultura umana. Fu con questi mezzi che i coraggiosi che erano al comando delle navi scopersero mondi lontani, come le Americhe, l’Australia e le centinaia delle isole dell’Oceania. Purtroppo sono ritornato a vivere a Montichiari dove ho vissuto fino ai 28 anni, e ovviamente prevedevo la mancanza di interessa della navigazione a vela, però in fondo ci speravo : ho proposto di fare lezioni di navigazione gratuite e ho avuto solo 4 o 5 allievi che si interessavano, ma venivano dal lago di Garda o da Lonato. Solo un monteclarense fu interessato e trovò a Desenzano uno che cercava appunto un compagno di navigazione con la sua barca. Non si può avere tutto dalla vita, e non ho alcun motivo di lamentarmi: a Montichiari ci vivo benissimo, è una cittadina in cui non mancano iniziative, anzi la mia età avanzata non mi permette di seguire le mille occasioni proposte dall’organizzazione comunale: Pro- loco, palestre vaie, cinema, il Castello e il Teatro Bonoris, il Palageorge e molte possibilità varie che Brescia non ha.


 
Condividi su Facebook