UNA NOTTE IN OCEANO PACIFICO

Sono le 17,30 e fra mezz’ora arriva il buio, quasi improvviso, come succede in tutta la fascia equatoriale. Dovrò farmi molte ore sl buio, prima che all'alba mi diano il cambio. Al tramonto un momento di tristezza mi prende, sarò solo fino al sorgere del sole e, se il mare non sarà troppo cattivo, potrò dormire un poco……………………………

Pensavo d’essere solo, ma vedo un grosso uccello marino, una sula dal notevole becco, appollaiata sul pulpito di prua,che dorme col capo sotto un’ala come tutti gli uccelli di questo mondo. Avevo letto che il cervello degli uccelli ha una parte che rimane attiva durante il sonno, quella che permette di mantenere l’equilibrio anche sull’appoggio mobilissimo del tubo rotondo del pulpito.

Il moto ondoso mi permette di accendere il pilota automatico e dirigere i miei passi verso la sula, reggendomi alle draglie con una mano: è capitato che nelle notti di mare poco mosso il timoniere imprudente cada in mare e l'equipaggio se ne accorga solo al mattino,quando l'uomo,se riesce a superare il trauma di vedere la barca che corre nella notte e sparire alla vista,sopravvive solo qualche ora, poi muore per ipotrmia.Impossibile rintracciare il corpo da parte dell'equipaggio,quando s'accorgerà della sua scomparsa dopo miglia di distanza. Ho pensato di accarezzarle le piume ma subito penso che una beccata sulla mano in pieno oceano di notte non sarebbe stata piacevole, e comunque la Sula ha chiesto fiduciosa un passaggio sulla barca perché era stanchissima e sarebbe stata una crudeltà farla fuggire.


All’alba l’uccello gira il capo verso di me per qualche secondo e prosegue il suo volo veloce. Raggiungerà le isole della Polinesia ben prima di noi. Le urlo un "grazie"!


 
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