ISRAELE

In uno dei miei primi viaggi da solitario, in aereo e con mezzi pubblici, prima di scoprire che si può viaggiare portando la casa con me, decisi di visitare Israele. In aereo da Milano a Roma.
La giovane funzionaria del governo Israeliano interroga chi si imbarca a Roma sull’aereo per Tel Aviv, la capitale d’Israle. Trovando il mio abbigliamento in jeans, maglione e zaino non proprio conforme alla mia per lei “veneranda” età mi chiede con molto tatto :”non che lei sia vecchio, ma come mai veste così per andare in Israele ?”
Le spiego, ironicamente, che viaggio sempre così perché lo trovo più pratico e penso che cravatta e vestiti da sera nello zaino si stropiccino, e le valige rigide sono un po’ scomode per spostarsi da un ostello all’altro, spesso con l’autostop. Ecco in sintesi il testo dell’interrogatorio: ”Perché va in Israele ?”. “Per turismo” “Quale albergo ha prenotato ?” “Non alcuna prenotazione, cercherò sul posto” . “Conosce qualche persona in Israele ?” . “No, nessuno”. .
Finalmente la ragazza si convince che io non sono un terrorista e mi dà il permesso di imbarcarmi.
E’ una terra strana ed attraente, piccola tanto da poterla visitare in pochi giorni e grande abbastanza da toccare le sponde del Mediterraneo, contenere il vasto deserto del Neghev ed a sud si affaccia con una spiaggia splendida sul mar Rosso. Israele ha un clima veramente vario: in inverno, con piumino e cappuccio visito Gerusalemme sotto una pioggerella fredda che promette neve-. Pernotto in un ostello (albergo per giovani Bed and Breakfast) ben riscaldato condotto da religiosi protestanti inglesi. Lo avevo scelto sulla mia guida tascabile della quale fui contento. Scrive: Ottimo cibo, pulito, tranquillo.
I preti si meravigliano del mio passaporto italiano. Dissi :“Ma ci sono centinaia di pellegrini italiani a Gerusalemme” Sorrise il prete: “Yes, but not here” “Si, ma non qui” . Il mattino, all’ostello da religiosi protestanti inglesi, dovetti saltare la prima colazione. Arrivai in ritardo di quattro minuti: in refettorio un gruppo di giovani anglosassoni sta finendo di pregare, in piedi davanti ad un invitante tipico breakfast all’inglese: uova con pancetta, succo d’arancia, latte, burro e caffè. Dovetti andare in un bar per un cappuccino e brioches.
Il mattino seguente sono puntualissimo alla breve preghiera, il Padre Nostro in inglese. Il nutrimento dell’English Brekfast mi permetterà di camminare, con qualche ruttino, per Gerusalemme senza più cibarmi fino a sera. Solo verso le 18 il mio stomaco m’induce a cercare un ristorante. La mia guida tascabile mi indica di andare nella zona araba e mi indirizza in un piccolo locale : lì scopro la raffinatezza della cucina araba che, a detta dei grandi intenditori, è una delle tre migliori del mondo. Le altre due sono l’italiana e la cinese. Concordo pienamente avendo potuto gustare in loco la cinese, senza subire il mal di testa, la “sindrome da ristorante cinese” come capita in Italia dove i cinesi improvvisati ristoratori abbondano col glutammato di sodio.
Dopo solo due ore di bus, prendo il sole e faccio il bagno nelle calde acque del mar Morto. Questa è un’esperienza che da sola vale il viaggio: galleggio sull’acqua azzurra come un turacciolo, non è possibile andare sotto perché la densità dell’acqua è tale da ributtarmi in superficie. Non un fil di vento, mai, solo il sole attenuato dalla foschia della “altitudine” dei 400 metri sotto il livello del mare: è il punto più basso del nostro pianeta. L’acqua è apparentemente normale, solo che si galleggia col corpo quasi completamente emerso e si nuota con grande fatica . Stando in posizione verticale l’acqua arriva alla cintura, come se camminassi sul fondale. Potrei dormire sdraiato sulla superficie. E’ una sensazione unica, indescrivibile. Quando decido di tornare sulla spiaggia devo fare attenzione a prendere terra tra i due paletti distanti 100 metri uno dall’altro: segnavano la zona bonificata dalle mine antiuomo poste durante il conflitto con la Giordania, la nazione che sta sull’altra sponda del mar Morto. Così è chiamato perché nelle sue acque non c’è alcuna forma di vita, vegetale o animale. Solo il 25% di sale. E pensare che l’acqua di mare ne contiene il 2% e volendola usare in barca per la cottura degli spaghetti bisognerebbe aggiungervi il 50% di acqua dolce perché non siano troppo salati ! Mi sdraio sulla spiaggia a prendere il sole.
Quando mi alzo, scopro che i miei capelli sono molto più grigi di prima ed anche il mio corpo è ricoperto di sale .
A pochi chilometri in pieno deserto, mi fermo a passare la notte in un ostello posto ai piedi della collina e dall’alto di essa si vedono, dai resti della fortezza di Masada, la vista del deserto e del mar Morto è da mozzafiato. ( Vedi foto sul mio sito brunoroversi.com ).

Da lì vedo l’incredibile traccia quadrata dei “Castra” romani di oltre 2000 anni fa, nitidissime, mai cancellate dalla pioggia e dal vento, cose che laggiù non esistono. Un terrapieno che arriva dalla sommità del colle, costruito dai romani per espugnare Masada è intatto, come ultimato ieri. Sembra accaduta qualche giorno prima la storia dei diecimila soldati romani che assediarono un gruppo di novecento ebrei asserragliati nella fortezza. Dopo un anno di assedio, gli ebrei, piuttosto che arrendersi, decisero che tutti i capo famiglia uccidessero moglie e figli con la spada e a loro volta si suicidarono. Da questo fatto storico è stato tratto un film (Masada ) con Peter O’Tool. Forse introvabile ma lo cercherò.
Questo senz’altro è l’angolo di Israele che più mi ha affascinato.
Gerusalemme, Betlemme, Nazaret, Tiberiade e tante altri nomi storici che suonano a tutti familiari mi colpiscono vedendoli scritti sul tabelloni della stazione centrale degli autobus di Gerusalemme.
Nell’attesa dell’autobus parlo con una soldatessa israeliana che mi chiede cosa penso delle donne di Israele : “penso siano donne forti, che vanno in giro col mitra, come te” . La mia risposta non piace alla giovane soldatessa ; forse si aspettava che le dicessi che sono dolci e femminili, pur sotto la divisa e con gli scarponi militari. Non sono un valente dongiovanni. Infatti durante la ricerca di un elettromedicale per un mio amico medico ( mi diede la assai vaga indicazione : si produce in un Kibbuz di Israele), conosco una donna molto gentile e disponibile ad accompagnarmi nel suo tempo libero alla ricerca del “Rhinoterm” per Il mio amico e magari farmi da guida per visitare i luoghi più interessanti, come Tel Aviv, ma prima mi chiede : “Sei giudeo ?” . Non so mentire e rispondo di no. E la signora non è più disponibile.
Visitai luoghi sacri di Gerusalemme: il muro del pianto, gestito dagli ebrei ortodossi che pregano quasi battendo la fronte ritmicamente contro questa suggestiva muraglia. Il Golgota, la cima della collina dove è stato crocifisso Gesù, è coperta da una chiesa e attraverso una vetrata posta ai piedi di un altare è possibile vedere parecchi incavi naturali nella roccia, in uno dei quali era stata conficcata la croce.
Questo luogo sacro è gestito dai cattolici il “Santo Sepolcro”, stupendo sarcofago in marmo rosa, è gestito dai cristiani ortodossi e infine la Moschea di Omar, dalla cupola ricoperta di sottilissimo laminato d’oro, ovviamente in mano mussulmana.
Gerusalemme è anche un grande affare, una enorme attrazione turistico-religiosa, aspramente contesa dalle tre grandi religioni monoteiste.





















 
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