Memoria storica della vecchia Montichiari

Per Bruno, un bambino pelle- ossa, essere nato in Italia prima della seconda guerra mondiale, non fu, almeno al momento, un buon auspicio. Vissuto in un paese della pianura padana, dove i benestanti erano solo gli agricoltori, che davano lavoro a dozzine di salariati, pagati con certi prodotti base della campagna e un piccolo salario che bastava per comprare gli zoccoli per sé e la famiglia, una volta all’anno. C’erano piccoli artigiani, come il calzolaio che faceva o risuolava scarpe e scarponi chiodati per l’inverno, il falegname, il muratore, il sarto. Si viveva normalmente con l’imperativo del risparmio, necessario per “fare bella figura” come dicevano i genitori del 90 % delle famiglie, il che significava non fare debiti dal bottegaio, come diceva sua madre: 1 lampadina da 5 candele in camera da letto e l’altra nel soggiorno, dove una cucina economica a legna scaldava l’ambiente, produceva qualche litro di acqua calda e, soprattutto, permetteva di cuocere la polenta e i cibi; utile tutt’oggi in casi particolari. In un angolo un secchiaio dove un secchio d’acqua veniva tenuto pieno. Di fronte alla cucina, oltre la tavola, vi era in ogni casa un camino: per cucinare nei mesi estivi. La bicicletta, il bene di famiglia, faceva parte dell’arredo della stanza da letto, appoggiata vicino al piccolo armadio per i vestiti. Non esistevano i rifiuti, perché il bottegaio di alimentari vendeva farina gialla o bianca, salumi affettati, formaggi, olio, a peso o a litri, mentre nessuno si sognava di entrare per acquisti senza la “sporta” con la bottiglia dell’olio, quella più piccola dell’aceto. Gli altri prodotti, erano avvolti con la carta oleata in cui erano pesati e avvolti, come le conserve, marmellate, zucchero. I pacchi di sale, grosso e fine, confezionati dal Monopolio di Stato, si vendevano nella tabaccheria. Fra i prodotti chiamati “coloniali” : il caffè e le banane. Pezzetti di carta e la spazzatura, intesa come la polvere e piccoli semi, erano tenuti in un vecchio secchio e un volta o due alla settimana, l’addetto alla raccolta della spazzatura, un omino che sostava con il carretto trainato da un asino, entrava in casa e riportava il secchio vuoto. Altra carta, come quella oleata o i sacchetti erano conservati per accendere il camino o la cucina economica. I benestanti, che facevano parte della piccola borghesia, erano i professionisti, i fornai, i salumieri, i Bar del centro, gli albergatori, gli impiegati degli uffici comunali, e altri enti pubblici. Questa categoria possedeva generalmente, ma non tutti, un apparecchio radio, considerato un lusso per il prezzo alto. I ricchi avevano i caloriferi, con caldaia a legna, alimentata dalla servitù. Il padre di Bruno faceva il muratore, ma dopo la crisi del 1929, iniziata in America, e importata in Europa, era disoccupato; aveva sentito dire che a Pontremoli, un paese oltre il passo della Cisa, c’era richiesta di muratori. Allora rare erano strade asfaltate e, con due lire in tasca, partì in bicicletta, come bagaglio un mantello, come si usava allora. Da Montichiari passando per Parma fino agli inizi dell’Appennino pedalò (spesso camminò spingendo la bicicletta sulla montagna verso il passo della Cisa, fermandosi a dormire nei fienili, delle piccole cascine. Giunto a Pontremoli, apprese la falsità della notizia delle nuove costruzioni, riprese mestamente la via del ritorno, fermandosi negli stessi fienili delle cascine che lo avevano sfamato nell’andata. Bruno nacque dopo un paio d’anni da quell’evento. Sua madre fu assunta nella Polveriera, una fabbrica di esplosivi a Montichiari, mentre il padre spesso trovava qualche giornata di lavoro. Le cose stavano però cambiando: frequentava la seconda elementare, quando il maestro fece alzare la classe in piedi, e zitti, in attesa che dall’altoparlante posto in alto, si sentisse la voce del Duce. Sulla parete si vedevano il Crocifisso e le fotografie del Re e del Duce. La voce di Mussolini risuonò nelle orecchie dei bambini: era la Dichiarazione di Guerra dell’Itali alleata con la Germania di Hitler contro la Francia e l’Inghilterra.
Bruno Roversi


 
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