RICORDI LONTANI

Appunto perché lontani affiorano spesso dalla mia mente, uno dei pochi doni della vecchiaia.
Durante i cinque anni della scuola elementare vi era il Sabato Fascista e mia madre dovette tagliare da un vecchio cappotto militare della guerra precedente e fu costretta a tingere di nero una camicia chiara: ero la divisa del Figlio della Lupa capitolina e poi dovetti diventare un Balilla. La divisa, compreso il copricapo che si chiamava Fèz, era donato dal Partito, completava la divisa. Bisognava indossarla ogni sabato pomeriggio, dove si marciava, stava sull’attenti e poi, in posizione militare di riposo, si ascoltava il discorso del Podestà o del Commissario del Partito, ovviamente l’unico partito. Questo succedeva nelle piazze dei paesi e città d’Italia. Stavo ovviamente zitto, ma dopo decine di “Sabato Fascista” detestai il fascismo, quelle mascelle protese, quelle mani sui fianchi sul balcone di piazza Venezia non mi piacevano più. Seppi, dopo la fine della guerra, un fatto accaduto durante la dittatura del fascismo: a Roma un piccolo gruppo di universitari aveva acquistato parecchi pacchetti di Stelle Filanti, un piccolo gruppetto, capitanati dallo studente Lucentini, aveva stampato con il “piccolo tipografo” -un gioco per bambini aspiranti giornalisti- sulle fasce interne delle stelle filanti c’erano frasi contro il fascismo, Mussolini, l’Impero, Ciano, Starace e altri gerarchi del PNF ( Partito Nazionale Fascista ). I congiurati si mescolarono cautamente nel grande gruppo di studenti, lasciando cadere dalle tasche della giacca le stelle filanti con le scritte sovversive. Gli studenti inebriati non lessero le frasi: raccolsero le stelle filanti e le gettarono festosamente in aria. Per mezz’ora il radioso cielo di Roma e il cortile dell’Università furono gremiti da quelle frasi, che deridevano il “genio della nostra Razza”. A casa ho parecchie grandi riviste, una delle quali si chiama “La razza”. Il Duce dovette assecondare l’odio razziale di Hitler. Lucentini fu arrestato, deferito al Tribunale Speciale, e rinchiuso per sei mesi a Regina Coeli. Poi fu cacciato nell’esercito. Non era mai esistito un soldato così infimo. Marciava fuori tempo, non capiva i comandi, dimenticava lo zaino, allacciava male gli scarponi, non salutava col focoso battere dei tacchi, non si abbottonava bene la giubba: era l’infame del reggimento. Ma, grazie al suo talento di artigiano, Lucentini si salvò. Come tutti i militari apprese i tempi di smontaggio e montaggio del fucile dell’Esercito italiano, il cosiddetto “ Modello 91”. Cominciò a studiare: prese appunti, osservò i movimenti dei soldati col fucile, l’ordine seguito nel montare e nel rimontare, individuò i gesti superflui, le ingiustificate contrazioni delle dita, i tempi vuoti. Dopo un mese di studi e di prove, Lucentini inventò un metodo di caricamento nuovo, che risparmiava un terzo del tempo di caricamento e scaricamento, fino allora necessario. (Quando ero militare di leva, negli anni 54, quando la guerra era dimenticata, mentre si facevano i tiri col fucile, capivo la necessità di ricaricare il più velocemente il fucile). Quando un ufficiale scoprì che il peggiore soldato dell’esercito aveva inventato un sistema rivoluzionario, che forse avrebbe permesso di vincere la guerra, presto lo stupore si trasformò in meraviglia. Finì la guerra, per fortuna persa, altrimenti saremmo ancora schiavizzati dai figli e nipoti “ariani” di Hitler. Lucentini tornò a fare lo scrittore di romanzi con Fruttero: scrissero sempre romanzi a quattro mani.
I loro libri erano firmati : Fruttero e Lucentini - Da tempo sono morti ma i romanzi della coppia di amici sono ancora venduti o si trovano nelle biblioteche.



 
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