L'AUTONOMIA: Il gioco degli SCACCHI .



«Lombardia e Veneto saranno un paradiso», giurò mesi fa Bobo Maroni in un’intervista a Libero scommettendo su un trionfo al referendum di domenica: «Vedrete cose che voi umani…».
Auguri: sul tema, infatti, veneti e lombardi (più ancora di altri italiani) sono stati spesso un po’ illusi. SCACCO MATTO : Certi slogan sembrano esser finiti in soffitta appena finita la campagna elettorale.
Altro esempio ? Il progetto maroniano di trattenere in Lombardia «il 75% delle tasse». Obiettivo sventolato 13 volte nei titoli dell’Ansa «prima» delle elezioni del 25 febbraio 2013. Ma assai più raramente dopo. Fino a sparire quasi del tutto. SCACCO MATTO : E mai sollevato ufficialmente, per quel che se ne sa, con la richiesta ufficiale al governo di più autonomia sulla base di quell’articolo 116 («Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia... possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata...») invocato nel prossimo referendum. Deciso con l’idea che una spinta referendaria (sia pure costosetta...) potrebbe aver più peso. E magari essere poi spesa come un ammiccamento all’indipendenza : SCACCO MATTO

Tutto legittimo, tutto regolare. Come ha detto Luca Zaia, «chi sostiene che la consultazione è una boiata insulta quindi anche i giudici costituzionali». C’è: fine. La ricostruzione di tutto il percorso, tuttavia, merita qualche riga di riepilogo. Occhio alle date. Nell’aprile 1996 Romano Prodi vince le elezioni: manco il tempo di avviare i lavoro e la Lega, a settembre, dichiara «l’indipendenza e la sovranità della Padania». «Nel giro di un anno o due arriveremo all’Europa delle Regioni», annuncia Maroni: «Poi suoneremo il rhythm & blues».SCACCO MATTO...

Mai paura: nel giugno 2001 nasce il governo Berlusconi con la Lega in ruoli chiave. Umberto Bossi, ministro alle riforme, garantisce: «Quando sei lì fai quello che vuoi. I ministri della Lega le riforme le fanno subito per subito». Quindi «entro l’estate ci sarà la devolution, poi metteremo ordine nello Stato centrale e alla fine arriverà il federalismo fiscale». Bum! «Subito per subito» passano quattro anni e quando il 16 novembre 2005, poco prima che scada la legislatura, è varata infine la «devolution» (poi bocciata al referendum), lo stesso governatore veneto Giancarlo Galan sospira: «Purtroppo manca l’autentica sostanza di ogni vero federalismo cioè quello fiscale». E il referendum per una maggiore autonomia? SCACCO MATTO.


 
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