Noi skipper solitari

Noi skipper solitari sfidiamo la morte.
Così dicono quelli della Vandée Globe

Io sono uno skipper oceanico, che significa aver fatto 5 traversate degli oceani, ma ho iniziato ad andare in barca a 53 anni e quelli che parteciperanno alla regata che descrivo in questa pagina sono dei Super Skipper, giovani e con anni di regate e passaggi dai 3 capi. Io sono passato dall’Atlantico al Pacifico attraverso il Canale di Panama, escludendo perciò Capo Horn. Molto più facile
e con pochi pericoli, quasi mai in solitario, se non in Mediterraneo. Forse anch’io avrei tentato quella mitica regata se avessi iniziato a navigare a 15 anni anziché a 52. Vedi foto sul sito www.brunoroversi.com

La Vendèe-Globe è una regata per barche a vela che consiste nella circumnavigazione completa del globo in solitaria, senza possibilità di attracco o di assistenza esterna (pena l'esclusione). L'iniziativa è stata fondata da Philippe Jeantot e partire dal 1992 si è svolta ogni quattro anni. Per le sue evidenti restrizioni, la regata costituisce una dura prova di resistenza individuale, e viene da molti considerata come la più significativa delle competizioni in ambito velico, è soprannominata « L'Everest de la mer » o « L'Everest des mers », in ogni caso è l'unica regata del mondo in solitario, senza scali e senza assistenza che prevede la circumnavigazione completa del globo.
Le barche sono lunghe 16 metri e larghe mt. 4, 50 Lo skipper deve navigare da solo, senza equipaggio, e da solo farsi da mangiare, dormire quando può..
Ecco la descrizione di una parte della regata del 2oo8. Da qualche parte nell’Oceano Indiano Yann Eliès sbatte contro un’onda anomala: bacino e femore fratturati, ci vorranno dieci lunghissimi giorni perché una fregata della Marina australiana lo tragga in salvo, si era imbottito di morfina per non svenire dal dolore, mettendolo nelle mani del chirurgo di bordo della stessa nave . Domenica a Les Sables-d’Olonne , il porto da cui ogni storia di un velista che si rispetti dovrebbe salpare, Yann Eliès farà la regata che otto anni fa ha tentato di ucciderlo: «È un bisogno viscerale, è il sogno di qualsiasi navigatore oceanico: è più forte di me e del buonsenso».
È l’irresistibile potere d’attrazione del Vendée , è la più grande avventura umana, sportiva e tecnologica, l’evento solitario più duro al mondo: 24.020 miglia (40.075 km che diventeranno oltre 52 mila per evitare iceberg, alte pressioni, balene e pirati) a vela doppiando tre Capi (Buona Speranza, Leeuwin e Horn), senza scalo e senza assistenza, 29 skipper di 10 Paesi, il più giovane ha 23 anni (lo svizzero Alan Roura) e il più vecchio 66 (l’americano Rich Wilson), nessuna donna (l’ultima che ci ha provato, l’inglese Ellen MacArthur, seconda nel 2001 in 94 giorni, per il contraccolpo psicologico ha lasciato la vela), nessun italiano in questa regata.
In tutte le sette edizioni, su 136 partiti solo 70 l’hanno completata.
Il Vendée è un rito d’iniziazione che ti cambia la vita. Per la Francia, che ha inventato questa follia e che ogni quattro anni la coltiva come un’Olimpiade sferzata da mare e vento, vale un Mondiale di calcio.
La partenza di quest’anno, Dicembre 2016 sarà in diretta tv: l’Eliseo per chi trionfa, è l’eroe moderno, altro che calciatori con vezzi da primedonne.
Chi parte sa che starà per mare dai tre mesi ai 120 giorni, che consumerà una media di 4.500 calorie al dì, che se avrà una gamba rotta o un dente cariato dovrà cavarsela da solo, perché i Quaranta ruggenti e i Cinquanta urlanti (cioè le due fasce di latitudini australi caratterizzate da venti feroci) non chiedono permesso a nessuno e se dal 1989 appena due skipper (François Gabart e Armel Le Cléac) hanno chiuso in meno di 80 giorni una ragione c’è. C’è chi arriva con un dito mozzato, chi con i punti in testa, chi con i testicoli neri. Quel pazzo di Yann Eliès, sempre lui: «Se ti fai male e rimani a lungo immobile aspettando i soccorsi, ci sono parti del corpo non più irrorate di sangue, come i testicoli per esempio». Il dottore della regata, Jean Yves Chauve, ha tenuto tutti a rapporto: «Pilotare un’operazione via radio è possibile ma, là fuori, ognuno per sé e Dio per tutti». Certi detti, come le antiche leggende marinare, non muoiono mai.
Chi ha inventato questa follia come un’Olimpiade sferzata da mare e vento, vale un Mondiale di calcio.
Vi sono persone che hanno titoli di studio di varie Università oppure fanno il libraio: non avendo alcuna nozione pratica e teorica di navigazione a vela giudicano chi naviga a vela sugli oceani usando ovviamente il GPS ( le mie esperienze con il Sestante le praticai nella prima traversata atlantica ) non hanno alcun merito ai loro occhi. Il GPS è il sacro Graal. Questo significa che sono persone “ supponenti”. Un amico ingegnere in Meccanica afferma che la regata francese Wandée –Globe si può programmare il giro del mondo senza lo skipper utilizzando gli automatismi della tecnologia attuale. Una regata sedentaria fra informatici ! Da vergognarsi.
Insomma di supponenti ve ne sono parecchi nella pianura padana.

Bruno Roversi, skipper in pensione.


 
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