PAURA


Il mio amico Somalo: nero e simpatico. Non ricordo il suo nome ma spero di rintracciarlo. Viveva a Brescia nella zona di Via Cremona, sposò una bresciana con i capelli biondo chiaro e la pelle chiarissima. Per ora lo chiamo Gianni e lavorava all’Istituto Zooprofilattico di Brescia.
Non l’ho più visto, dopo che lasciai Brescia e iniziai la mia vita di giramondo. M’invitò a Mogadiscio come ospite della sua famiglia per conoscere suo fratello, che era una guardia del Parco Nazionale Lag Badana. Telefonò al fratello, che fu disponibile ad accompagnarmi nel parco per farmi uccidere il leone che era stato estromesso dal giovane rivale più forte, come succede sempre nelle comunità degli animali carnivori. Un capo esiste anche negli erbivori, ma l’anziano che invecchia è il pasto dei carnivori. Gianni mi raccomandò di seguire meticolosamente gli ordini del fratello che l’avrebbe portato con una Jeep ai confini del Parco. Mi disse che un anno prima, nel 1975, un francese si appostò nel punto indicato dalla guardia, che dopo aver messo un capretto legato con i piedi posteriori come richiamo leone. Si nascose nelle vicinanze del capretto. Ricordò ancora di non sparare al leone senza il suo ordine di farlo, assolutamente non prima. Dopo poco tempo il leone sentì l’odore della preda e uscì allo scoperto: vide il francese e battè le zampe anteriori sfidandolo e alzando la criniera come tutti predatori. Il francese mirò e sparò ma la pallottola attraversò la criniera: la guardia sparò a sua volta al leone lungo il lungo balzo e l’uccise, ma la direzione del salto lo portò sul francese staccandogli un braccio con l’ultima zampata. Morì dissanguato nella Jeep prima di giungere Mogadiscio. Non so ancora bene se quella descrizione non mi piacque per paura o perché non valeva la pena di star lontano dal mio negozio di via Cremona per andare ad uccidere un animale che non aveva fatto nulla se non tentando di mangiare il suo cibo naturale.



 
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