Michele il ciclista

Il vialetto dietro il campo sportivo. Il sole alle spalle che scaldava una giornata bellissima. La salita. Tre chilometri. La discesa con la vista sulle colline verdi. Una curva a sinistra. Lo schianto. E il buio per sempre. L’ultimo traguardo, Michele Scarponi, lo ha tagliato così. Senza flash. Solo le grida di Giuseppe che con le mani sul viso è sceso dal furgone bianco e ha iniziato a chiamarlo: «Miche’. Miche’». Da subito non c’era più niente da fare. La schiena spezzata in due. Ma Giuseppe ha chiesto aiuto, chiamato l’ambulanza e i carabinieri spiegando quello che non riusciva a spiegarsi: «Non l’ho visto».
Ci sono 4 testimoni, tre uomini e una donna, a confermare a verbale alla compagnia dei carabinieri di Osimo le parole dell’artigiano che alle 8 di mattina è uscito dalla casetta sul campo di grano al bivio per Cantalupo per andare a prendere un caffè. Ha percorso 5 chilometri di discesa alberata fino all’ultima curva verso destra e ha imboccato una svolta a sinistra convinto che non ci fosse nessuno cui dare la precedenza. Invece, avvolto dai raggi abbaglianti, veniva giù il campione di ciclismo, beniamino di una città che ora piange.
«Per tutti sei stato un campione, un amico, che gli angeli, da gregari, possano scortarti in paradiso. Aquila vola», hanno scritto su un bigliettino nel luogo dello scontro. C’è chi prega, chi si commuove, chi discute se il sole c’era o non c’era. «C’era — assicura Franco, il bidello della scuola dove Scarponi era scolaretto —. Non andava benissimo, ma era vispo, sempre sorridente. Come adesso. Tutti gli volevano bene». Gino, conferma: «Mi stanno chiamando anche dall’Argentina».
Una disperazione che nella villetta a schiera dove Michele abitava ha trovato un unico argine: i due figli di 4 anni di Scarponi. Anna, la moglie, ha dovuto mostrarsi forte. Ai bimbi ha fatto disegnare un angelo e ha detto: «Papà è andato in cielo con lui». Pensano che tornerà come venerdì sera quando arrivato dal Trentino. Invece su quel vialetto oggi stesso potrebbe arrivare la salma. Se finiranno gli esami autoptici previsti verrà esposta nel palazzetto dello Sport. In attesa dei funerali, lunedì, giorno di lutto cittadino.
«Non è possibile. Non è vero», dice con lo sguardo nel vuoto la mamma, Flavia, che quando lo ha visto sotto quel lenzuolo ha sentito cedere le gambe. Lo racconta, tra le lacrime, la zia di Michele Scarponi, Barbara. «C’è stato il medico fino a poco fa. Il marito, Giacomo, soffre di cuore. Ora sono sedati. Ma dopo?». Confida: «L’ho voluto vedere Michele. Ho sollevato il lenzuolo. Era bello. Bello». Poi si emoziona pensando «all’altra famiglia colpita da questa enorme disgrazia». E di Giuseppe dice: «Non si dà pace. Si teme che faccia un gesto insano».


 
Condividi su Facebook