GIBILTERRA

La Rocca di Gibilterra.
La famosa Rocca che gli antichi navigatori del Mediterraneo avevano chiamato “ Le Colonne d’Ercole “, il leggendario dio greco con forza enorme che allargò con la sua clava lo stretto omonimo che unisce l’oceano Atlantico al mar Mediterraneo. Sopra una ripida e piccola montagna, vi sono grotte naturali e artificiali. Indimenticabile per me il ricordo di Gibilterra, strana cittadina inglese posta all’inizio dello stretto omonimo, un piccolo triangolo con vertice a sud e la base a nord, dove la pista dell’aeroporto fa da confine con la Spagna. La cittadina si prolunga per circa 5 kilometri, separata dal grande corpo della Spagna dalla brevissima pista dell’aeroporto, che va da mare a mare. E’ l’unico passaggio a livello del mondo che, con il suo caratteristico scampanare, abbassa le sbarre perché deve passare non un treno ma un aereo. Un minuto prima dell’atterraggio scoppiano i petardi: faranno scappare i gabbiani dalla pista. L’aereo collega solamente Gibilterra con Londra. È uno spicchio di Gran Bretagna con le sterline, i Pub, la casa del Governatore; le monetine curiosamente hanno nella testa la Regina Elisabetta e sul verso la Rocca. Vi sono anche le scimmie che popolano libere la salita alla Rocca e la funivia che porta sulla sommità della collina, una ripida e piccola montagna, da dove si la pista dell’aeroporto e il mare con le navi petroliere all’ancora. Vi sono sulla vetta grotte naturali e artificiali: una grande grotta naturale dall’acustica perfetta, illuminata con luce colorata e file di comode poltrone per ascoltare, nell’aria fresca della roccia, musica sinfonica. A fianco di questa un angolo di grotta buia dove una tribù di cavernicoli, grandezza naturale, sì appresta a divorare pezzi di carne, accovacciati intorno ad un luminoso braciere; un’altra scavata dagli inglesi durante l’occupazione della Rocca, dove vi sono ancora i cannoni di bronzo del 1700 puntati sul mare dello stretto e un gruppo di manichini con divisa di artiglieri pronti a fare fuoco sulle navi nemiche della Francia e della Spagna. E’ una località da visitare, soprattutto da chi è in vacanza in Andalusia da dove un bus porta sul confine. Sconsigliabile arrivaci in auto per la scarsità dei parcheggi; ho visto automobili targate GBZ (Gibraltar Zone) con le ganasce per il tempo di parcheggio scaduto. Per i velisti, (i motoscafari non arrivano a Gibilterra) vi è il più grande supermercato del mondo di accessori per barche a vela ; strappi un tiket numerato e quando chiamano il tuo numero uno dei tanti commessi è a tua disposizione anche se devi comperare un paio di viti e chiedere il prezzo di un radar. Non costano cari i posti barca nel marina di Gibilterra; l’unico svantaggio è che non puoi lavare magliette e indumenti nella zona docce. Essendo indipendente dalla Spagna deve accontentarsi della pioggia che cade sulla collina e convogliata in una cisterna di acqua piovana e poi decantata. Non hanno possibilità di allacciarsi all’acquedotto spagnolo perché la terra è arsa anche in Spagna in quella zona. In ogni abitazione vi sono due impianti idraulici: uno per l’acqua dolce per cucinare e lavare, mentre nel Water scorre solo acqua di mare. Non dimenticare che Gibilterra è zona franca: sigarette, wisky, costano meno della metà, come le magliette di cotone indiano, che durano una vita, e altri oggetti elettronici.
L’ideale per vedere Gibilterra è arrivare con una barca a vela, anche piccola, da 6 metri come la mia quando vi giunsi dal Mediterraneo, dopo che la feci portare con un camioncino in Liguria. Quel viaggio lo feci a rate: dopo lunghi trasferimenti di barche a vela, avevo una decina di giorni liberi facevo un tratto di costa francese tagliando da Marsiglia il Golfo del Leone, possibile solo con vento non troppo forte, si arriva in 24 ore a Capo Creus, una montagna sul territorio di Spagna. Poi pe giungere a Gibilterra le tappe sono molte. Pochi giorni navigando giorno e notte, che si fa solo con equipaggio e barche più grandi dove si fanno i turni al timone e in cucina.


 
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