ULISSE

ULISSE

C’era una volta, ma c’è ancora adesso, un bambino con i capelli grigi e tanti anni sulle spalle, che aveva voglia di fare un lungo viaggio. Ma non aveva molti soldi per pagare i treni, gli aerei e gli alberghi. Pensò allora di usare una barchetta, che lui aveva avuto da un amico: mise dentro la barchetta un fornello a gas, una vela nuova, una coperta per coprirsi la notte e tanti pacchi di pasta. Partì un mattino di sole, quando il vento soffiava nella direzione in cui tramonta il sole e con il suo amico vento giunse la sera in un porto, dove c’erano altre barche molto piu’ grandi della sua; erano barche di pescatori, che si stavano preparando per uscire per la pesca di notte, con lampade che con la loro luce attirano i pesci nelle reti . Un pescatore disse al bambino: ” Dove stai andando con quel barchino? Non hai paura che una burrasca lo capovolga? ”

“ No” rispose il bambino, che si chiamava Ulisse, “ non ho paura, perché la mia barca, anche se le onde la spingono per rovesciarla si raddrizza da sola”. Ma un po’ di paura, anche se non voleva dirlo , Ulisse l’aveva. Si fece cuocere un bel piattone di spaghetti, e dormì cullato dalle onde che entravano dolcemente nel porto.

Tutte le sere entrava in un porto per riposarsi e il mattino ripartiva di nuovo, sempre nella direzione dove tramonta il sole. Navigando tanti giorni ( stava per dire camminando) giunse nella terra degli Tzigani. Loro lo accolsero contenti e suonarono per lui i loro violini, ballarono il flamenco e gli offrirono un bel piatto di riso mescolato con pesci e pollo, che loro chiamavano “ Pajella”.

Dopo qualche giorno di riposo il vento soffiava di nuovo forte, sempre nella direzione che Ulisse desiderava. Stette al timone della barca tutto il giorno e quella sera non si fermò in un porto per riposarsi: il vento soffiava sempre forte e lui continuò a navigare per tutta la notte, guidato dalla bussola che si vedeva anche al buio, perché c’era una lucina dentro. Navigò anche il giorno dopo perché il vento gli era amico e sapeva che per sera sarebbe arrivato in un posto meraviglioso dove, tanto tempo prima un uomo molto forte, chiamato Ercole, aveva costruito due colonne, che erano la porta del mare: oltre le colonne d’Ercole c’era il grande Oceano.

Il bambino ormeggiò in quella terra per fare provviste di acqua e di cibo; il viaggio sarebbe stato lungo e non sarebbe stato possibile bere l’acqua di mare che e’ troppo salata e farebbe ammalare.

Poi riprese il viaggio verso l’Oceano e, mentre passava fra le colonne, conobbe un famiglia di delfini, che vollero accompagnarlo, perché i delfini sono amici dell’uomo ed il delfino figlio, giocherellone, faceva grande salti fuori dall’acqua, e voleva che anche Ulisse saltasse con lui, ma il bambino non nuotava bene come il piccolo delfino e temeva che la barca, abbandonata, fuggisse lontana spinta dal vento.

Il sole stava tramontando nell’Oceano e la barca correva verso di lui con la vela colorata che illuminava di rosa la barca, Ulisse ed i delfini.

Poi giunse la notte, con tante stelle, ed i delfini andarono a nanna. Ma le stelle furono amiche e non lasciarono solo Ulisse, che iniziò a parlare con loro.

Lui chiedeva chi fossero gli abitanti che vivevano sulle terre che erano oltre l’orizzonte, chiedeva che lingua parlassero e se erano simpatici. Le stelle rispondevano, parlavano con il loro scintillio ed erano come se usassero le parole.

Gli spiegarono che se avesse seguito sempre la rotta giusta, dopo otto giorni e otto notti sarebbe arrivato alle isole felici, dove non fa mai freddo, nemmeno per un giorno all’anno, gli abitanti sono gentili e parlano la stessa lingua degli Tzigani.

Ulisse fu felice e pregò le stelle di guardare per lui l’orizzonte, di svegliarlo se qualche nave passava pericolosamente vicino e si addormentò’. Quando si svegliò le stelle stavano sparendo ed il sole spuntava alle sue spalle. Nella notte, mentre lui dormiva, un gabbiano si era posato sulla barca ed ora stava dormendo con un capo sotto un’ala, così come fanno tutti gli uccelli quando dormono. Ulisse seppe che quelle isole erano un tempo con molti alberi nei quali vivevano uccellini gialli che erano chiamati Canarini. Ecco perché si chiamavano le Isole Canarie.


 
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