Lo STRETTO DI GIBILTERRA

Molti ann fa, ho trasferito la mia piccola barca a vela, la storica l'Alpa 21, Mt. 6 di lunghezza, dalla Liguria a Gibilterra e la lasciai in un porto spagnolo. Poi tornai più volte in aereo solo o con un amico per navigare sulla costa atlantica della Spagna nei pressi di Gibilterra, ripassando ogni volta fra le Colonne d’Ercole, dove i delfini, sempre, giocano attorno alle barche. Sono numerosissimi perchè la forte corrente che scorre nello stretto che unisce il Mediterraneo all'Atlantico porta molti pesci ed i delfini si nutrono facilmente.

Con l'amico Alberto, abbiamo un piacevole ricordo dello sbarco nel porto “pesquero” di Tarifa, cittadina spagnola alla fine dello stretto di Gibilterra, con la mia piccola barca . Per tutto il giorno dozzine di delfini si esibiscono per noi saltando fuori dall'acqua nella notevole corrente di marea sempre costante nello stretto..
E’Gennaio, ma non fa freddo: la costa dell’Africa è vicina, solo a 8 miglia. Un buon nuotatore potrebbe toccare l’Africa partendo da queste coste europee.
Dopo l’ormeggio ci arrampichiamo sul molo in mattoni del porto di Tarifa, alto, fatto a misura dei pescherecci. Cala la sera e sta facendo buio, quando entriamo nella deserta cittadina di Tarifa, con pochi lampioni accesi. Due piccoli negozietti, già chiusi, mostrano dalla vetrina illuminata tavole da surf e articoli annessi.
Cerchiamo un ristorante dove cenare, e lo troviamo: è accogliente e caldo. Grande profusione di locandine di corride, con foto e dediche di celebri toreri sulle pareti.
Si nota la testa imbalsamata di un toro con le orecchie mozze: un classico tuttora diffuso nell’Andalusia,dove il torero offre le orecchie del toro alla donna più bella che assiste alla corrida.
C’incuriosisce invece, in quel contesto, la testa di un cervo appesa alla parete opposta, con una vecchia carabina appoggiata sulle corna.
Siamo gli unici clienti di quella sera e il ristoratore parla volentieri sedendo a fine cena al nostro tavolo.
Chiediamo della cittadina di Tarifa estiva, invasa da giovani surfisti: nello stretto il vento soffia per più di 300 giorni all’anno e fra le altre cose domandiamo della testa di cervo. E’ compiaciuto della domanda e racconta con il suo idioma colorito: “Gli inglesi dicono che siamo un popolo barbaro perché ci divertiamo a uccidere il toro. Quando mi capita un inglese che critica la corrida, indico la testa del cervo: ”Voi vi divertite ad inseguire a cavallo il cervo per ucciderlo senza rischi col fucile, Il torero invece affronta a piedi il toro, uccidendolo con la spada arrischiando la sua vita.
Molti dei toreri che vedete sulle locandine sono morti nell'arena”. Dobbiamo ammettere che non ha tuti i torti.
Chiacchierando si fa tardi e torniamo alla barca per dormire. Lei è li ancora, ma un metro e mezzo circa più in basso. Io avevo lasciato le cime d’ormeggio lunghe, per non ritrovarla con la bassa marea criticamente appesa al muro come un quadro. Durante l'alta marea di qualche ora prima ci siamo arrampicati con fatica sul molo. Ora, con la bassa marea, é impensabile saltare da circa tre metri sulla coperta della barca senza sfondarla e romperci le ossa. Ovviamente, se vogliamo dormire, bisogna salire, anzi scendere sulla barca. Cercare un albergo? No, a chi va per mare é improponibile !
Il mio amico Gianfranco, prima di partire dal lago di Garda mi aiutò, e ancora gli sono grato, a fissare i "gradini” sull’albero in previsione di altri usi, come andare in testa d'albero in navigazione in casi di emergenza.
E’ semplice afferrare una sartia e inclinare l'albero verso il molo, mettere un piede ed una mano su due gradini e poi scendere con gli stessi sulla barca. Scoperto un nuovo uso dei gradini.
La sera dopo navighiamo nell’ora del tramonto ed il sole fra qualche minuto si bagnerà nel mare.
Sull'orizzonte una nave sta per raggiungere il centro del disco rosso che si specchia nell'oceano, tracciando una larga strada di luce rosata verso la barca: ecco una foto da non perdere assolutamente. Alberto, sei l’unica persona a bordo, perciò stai fermo: t’inquadro in primo piano, mentre la siluette nera della nave lontana, appare come un’incisione sul globo rosso fuoco.
Adesso é quasi al centro del disco solare. Attendo un lungo minuto che questa “composizione" sia perfetta, felice di fare un gran foto. Premo il pulsante dello scatto. Ragazzi, sono passati anni da quel giorno, ma Alberto, se si entra in argomento, ancora mi rimprovera, con buona ragione, il misfatto: mi ero scordato di inserire il rullino. Me ne dolgo veramente.
Il giorno dopo navighiamo oltre Gibilterra, sulla costa atlantica della Spagna nelle acque di Capo Trafalgar. Tracciamo la rotta sulla carta, dove è segnato un relitto semisommerso. Ritracciamo la rotta che, sicuramente, ci farà passare a più di un miglio dal relitto.
E’ l’ora della cena, una brezza leggera ed il mare tranquillo fanno camminare svelta la barca ed il pilota automatico ci consente di gustare la spaghettata, seduti all’aperto in pozzetto.
Ma,dopo le prime forchettate qualcosa mi mette in allarme: un ramoscello spunta dall’acqua pochi metri avanti, a destra della barca. Lo fisso e mi pare strano che la leggera onda non lo muova di un millimetro.
“E’ il relitto segnato dalla carta, cavolo, non è qualcosa che galleggia! Sono le punte rugginose dell’albero della nave sommersa.”.
La corrente di marea ha spostato la barca fuori rotta e sfioriamo di pochi metri il pericoloso cespuglio. Tu hai sogghignato che sarebbe stato onorevole naufragare a Capo Trafalgar, reso storico dalla battaglia navale vinta dalla flotta di Nelson. Lui perse la vita in quella battaglia, che diede all’Inghilterra il dominio di tutti i mari. Pensate che era già privo del braccio sinistro e l'occhio, persi in altre battaglie. A proposito: in quel tempo i morti durante la battaglia navale, erano buttati dalla nave. Non c’era tempo per la classica cerimonia di sepoltura in mare, quella col corpo del defunto cucito in un pezzo di tela per vele con ai piedi una palla di canone e fatto scivolare in mare su una tavola,dopo la preghiera del capitano. Ma il corpo dell’ammiraglio Nelson fu conservato in un barile di rum per essere poi trasportato a Londra e là sepolto con grandissimi onori nella cattedrale di Sant Paul.
La figura di Nelson e popolare in Inghilterra, come da noi quella di Giuseppe Garibaldi. Credo che in Italia siano pochissime le città che non abbiano una via od una piazza a lui dedicata. Le vie o le piazze intitolate all’Ammiraglio sono diffuse in Gran Bretagna. In Inghilterra mio figlio abita in una cittadina in Nelson Square.
Noi, come naufraghi contro il relitto, anche se nei pressi di Capo Trafalgar, saremmo stati solamente un pasto per i pesci e, forse, una notizia di cronaca su un giornale locale.
Mi sarà sempre caro il ricordo di Gibilterra: una cittadina inglese posta ale falde di una collina (La Rocca),all’inizio dello stretto omonimo.
Una penisola protesa verso la sponda africana.
La Rocca, è certo un posto veramente unico: un piccolo triangolo montuoso che sporge sul mare, strettissimo e lungo circa cinque chilometri, separato dal grande corpo della Spagna dalla pista dell’aeroporto che va da mare a mare. Durante la fase dell’atterraggio le sbarre con il caratteristico scampanare chiudono la strada per la Spagna. Sicuramente l’unico passaggio a livello del mondo che cala le sbarre perché deve passare un aereo anziché un treno.


 
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