ATEO

Ateo ?

No, Umberto Veronesi era agnostico. «La consapevolezza che siamo semplicemente animali molto evoluti con un cervello che si è straordinariamente sviluppato». E poi il lavoro, la passione del medico e dello scienziato. «Volevo fare lo psichiatra ma poi mi sono imbattuto in un male ancora peggiore: il cancro». Il nemico di un’intera vita, contro il quale avrebbe ingaggiato un duello interminabile, ha trasformato un pessimo, parole sue, studente liceale in un bravissimo universitario. E la futura professione di medico, in una missione, in una lunga crociata. Sì, c’era qualcosa di religioso nella battaglia senza quartiere che Umberto aveva sferrato contro il male, confidando in una vittoria finale che lui aveva promesso ma non ha visto. La sua fede nella scienza era assoluta, quasi soprannaturale.
Io credo che molti pazienti di Umberto siano stati aiutati a guarire dalla grande abilità dell’oncologo e dei sui collaboratori, ma anche dall’umanità del tratto, dalla bellezza dell’incontro, dal grande rispetto per la persona, così raro in specialisti tanto bravi quanto concentrati solo sui sintomi delle malattie. Nei racconti di molti suoi pazienti si coglie, oltre all’immensa gratitudine, la consapevolezza che un tratto di strada per la guarigione, è stato compiuto grazie al sostegno umano e alla qualità della relazione con il medico curante. Le lacrime del sindaco Giuseppe Sala, durante il funerale laico, ne sono una testimonianza. Una delle tante. Un grande scrittore come Tiziano Terzani, che vagò nel suo orientalismo lungo i percorsi della medicina alternativa prima di approdare alle cure occidentali, alla medicina tradizionale, diceva che «dentro di noi c’è un medico, basta scoprirlo». Umberto lo sapeva evocare quel medico invisibile, fatto di ferrea volontà di sopravvivenza, che sta dentro ognuno di noi. Era un suo prezioso assistente. Una sorta di angelo laico. Ma anche qui, c’è una questione di fede. Forte. Una fede nella vita. E non è poco.



 
Condividi su Facebook