MI VERGOGNO

Mi vergogno
scrive Bernard Henri Levi

Sì mi vergogno per Aleppo che muore sola. Mi vergogno di chi giudica che il presidente siriano Assad, paragonabile all’assassino Pol Pot, il male minore davanti alla minaccia dell’Isis: ci siamo forse assuefatti alla sofferenza degli altri ?
«La piramide dei martiri affligge la terra». Leggo le notizie provenienti da Aleppo. E mi vergogno.
Non mi vergogno di Vladimir Putin, questo piccolo zar volgare, capo di Stato canaglia, che tra un servizio fotografico e un’ostentazione di testosterone spedisce i suoi aerei a bombardare le rovine della città. Aleppo, per lui, altro non è che uno fra i tanti palcoscenici del suo narcisismo esasperato e, in fondo, egli resta fedele al suo ruolo.
Non mi vergogno di Assad, una lunga sagoma incolore in cui si annida l’anima più abietta, nera e vigliacca tra quelle dei peggiori criminali della nostra epoca. Un personaggio come lui da molto tempo ormai ha cessato di far parte del genere umano, e al momento opportuno verrà chiamato a rispondere davanti alla giustizia degli uomini dei suoi reati contro l’umanità. Lo spero molto.
Mi vergogno di noi tutti, perché oggi, in questo mondo del 2016-17, ci sono uomini inseguiti e cacciati come prede, degli esseri che devono pagare perché hanno ancora due gambe, due braccia e una testa al posto di un ammasso di carne, di brandelli di corpi e grovigli di budella in cui li si vuole ridurre, e davanti a tutto questo noi non abbiamo trovato niente da fare, nè da dire, e nemmeno da ridire.
Mi vergogno perché ci sono, su questa terra, uomini che non possono più pensare, nè amare, nè sperare, ma soltanto tremare, tremare incessantemente; soltanto fuggire, e continuare a fuggire; fare da scudo con i loro corpi ai propri figli, per ripararli dal fuoco o dal gas che non darà loro scampo. Davanti a un simile spettacolo, noi siamo come dei testimoni che non sanno più se tacere o se non ascoltare. E alla fine ci siamo assuefatti alla sofferenza degli altri? O ci troviamo forse ai giochi circensi? L’inconfessabile compiacimento nel veder agonizzare degli omuncoli laggiù, mentre noi, dalle tribune, ci dimentichiamo di alzare il pollice, come facevano gli imperatori romani ? O che non sia forse quella specie di sollievo che si prova quando ci si sente al caldo, a casa propria, mentre fuori piove a dirotto — tranne che, laggiù, piovono bombe ? -
Mi vergogno delle notizie trasmesse alla radio e alla televisione; mi vergogno dei commenti narcotizzati, delle analisi sempre uguali.
Mi vergogno dell’Onu, la cui risoluzione arriva nel preciso istante in cui tutto è finito e tutti sanno che non resta più niente da fare se non la conta dei morti, e subito dopo quella dei «profughi». Mi vergogno di questa nuova Società delle Nazioni e della sua perenne codardia alla Chamberlain, mentre vengono mitragliati, massacrati e dissanguati i nostri fratelli di umanità, oggi ad Aleppo, domani altrove.
Mi vergogno di quei mostri gelidi, cinesi e russi, membri del Consiglio cosiddetto di Sicurezza, che hanno avuto il coraggio di mettere il veto, mentre gli aerei, in tutta calma, bombardano a tappeto un quartiere dopo l’altro, isolato dopo isolato, mentre i bersagli cadono, esplodono, si sbriciolano, mentre uomini, donne e bambini si aggrovigliano in un abbraccio mortale e i superstiti, quando ce ne sono, ripescati da quel mare di sangue, vengono spediti nelle camere di tortura o eliminati.
Mi vergogno di Donald Trump, che ha scoperto le carte e dichiarato che tutti quei giovani sospesi tra la vita e la morte che continuano, tremando, a diffondere su YouTube le loro povere testimonianze, trovando ancora la forza di rivolgerci il loro piccolo «grazie», sarebbero stati oggetto di contrattazione — così si è espresso — con il suo amico Putin.
Mi vergogno della scarsa maggioranza di coloro che devo ancora, a quanto pare, chiamare miei concittadini, i quali secondo gli ultimi sondaggi giudicano che Assad, questo assassino ancora descritto, agli inizi del suo regno, come uomo gentile, timido e debole, un uomo che non voleva essere re, e a maggior ragione, si suppone, tiranno, questa versione moderna di un Giorgio VI che avrebbe potuto salire al trono per consegnare il suo Paese a Hitler, questo mostro radical chic, questo Pol Pot del jet-set, che costui resta comunque il male minore davanti alla minaccia dell’Isis...
Mi vergogno del candidato alla presidenza francese François Fillon, che ci tiene a spiegare che la mattanza di Aleppo rientra nel prezzo da pagare per sconfiggere il terrorismo.
Mi vergogno di tutto ciò, perché indubbiamente abbiamo le televisioni, le voci, i parlamentari e i candidati che ci meritiamo. Siamo dei disfattisti, mentre ci crediamo uomini di pace. Siamo degli europei sazi, che rinnegano i loro valori, mentre viene perpetrato il primo immenso crimine contro l’umanità del XXI secolo — un crimine contro ognuno di noi. Noi siamo i contemporanei di questa ecatombe, e come accadde davanti alle grida uscite ieri dai campi di sterminio, pochissimi di noi hanno il coraggio di invocare che si faccia guerra alla guerra e che si distruggano i bombardieri portatori di distruzione. La piramide dei martiri affligge la terra, sì. E la terra geme e soffre. A questo siamo arrivati.


 
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