I DUE MARO'

Il caso Marò- Articolo estratto dal quotidiano Avvenire del 31 Maggio 2016
Con la stima che tutti abbiamo per le Forze Armate non dobbiamo tributare onori ai due fucilieri :
Hanno sparato e ucciso dall’alto della mastodontica petroliera: era inevitabile ? E perché ? loro dicono che hanno sparato in mare, sull’acqua, non ad altezza d’uomo, in direzione di una barca che gli veniva addosso con intenzioni ostili, con uomini a bordo che alzavano armi a canna lunga: hanno uno straccio di prova ? Hanno scattato una foto di quella barca, o di quegli uomini armati ? No ? E perché no? Queste domande ce ne parliamo perché le autorità indiane anno eseguito perizie balistiche sulle mitragliette “Minimi” dei marò, ed a queste perizie erano presenti i tecnici dei nostri Carabinieri che non hanno pubblicato alcuna contestazione. La maggior parte degli italiani non ha più la cultura del capire come ogni fucile “firma” la pallottola che ha sparato. Le armi da guerra ( a differenza di quelle da caccia) hanno la canna rigata all’interno, che serve per far ruotare il proiettile su se stesso. Solo così, ruotando, il proiettile perfora l’aria in linea retta. Come un trapano.
Ogni singolo fucile ha un suo modo di rigare le pallottole, anche se dello stesso lotto di fabbricazione. Sotto il mio racconto su Face Book :

I due Marò italiani

Ormai sono passati 4 anni, ma la storia dei due Marò è sempre attuale, perché la Corte di Giustizia indiana incolpa i due militari di terrorismo, che in India contempla la pena di morte.
Il comandante della nave commerciale italiana non doveva entrare nel porto del Kerala, dato che l'uccisione dei due pescatori, era avvenuta fuori dalle acque territoriali dell'India. Ora non sappiamo se i due uccisi erano pirati travestiti da pescatori o pescatori scambiati per pirati. Ma sono ANCORA infuriato, non accetto che un parlamentare abbia avuto il potere di cambiare in un giorno “le carte in tavola” su documenti ufficiali. Ho scaricato per curiosità il “Protocollo di intesa tra Ministero della difesa e Confitarma”: tre pagine dove è specificato che i militari imbarcati sulle navi mercantili non dipendono dal capitano della nave, ma dal comando della Marina Italiana.
In pratica, secondo questo documento, i due fucilieri della Marina avrebbero dovuto ORDINARE al comandante della nave di proseguire la rotta! Chi va per mare sa che il comandante, che sta parlando con la lontana Capitaneria di Porto del Kerala via radio, non va a chiedere ai due Marò che cosa deve fare. In calce al documento le firme del Ministro della Difesa -Ignazio La Russa- e quella del Presidente della Confitarma. – In pratica il ministro della difesa ha affittato a un privato due sottufficiali della marina militare, mentre le navi petroliere europee assumono “contractor” per la difesa.
Ho postato queste 3 pagine, che ho prudentemente conservato, nella pagina facebook di Ignazio La Russa, per fargli notare che il primo errore della triste storia è stato commesso da lui stesso, perché il capitano della nave è entrato nel porto indiano, esclusivamente nell’interesse dell’armatore, che in quei mari ci lavora.
Il giorno seguente sono tornato sulla pagina di Facebook di Ignazio La Russa: sparita; e tornando a cercare il documento del protocollo ho avuto l'amara sorpresa di vedere che le tre pagine erano state sostituite con nove pagine, non vi è più la clausola dell’autonomia dei militari, in calce non vi sono più le firme suddette, ma nomi di semplici funzionari del Governo e di Confitarma .
l’Italia è l’unico Paese (decisione presa durante il Governo Berlusconi) ad aver legalizzato un uso così esteso delle proprie Forze Armate a bordo di mercantili privati, esponendosi a rischi e conseguenze legali; il caso della nave “Enrica Lexie” lo esemplifica in tutta la sua gravità.
Ora il caso, per fortuna, è passato alla Corte Europea. E Ignazio intanto continua la sua carriera, sempre in attesa del vitalizio come quasi tutti i politici.


 
Condividi su Facebook