C'ERA UNA VOLTA


Con "c'era una volta", significa parlare di un tempo passato, lontanissimo.

La leggenda narra che un giorno l’Imperatore Nerone se ne andasse in giro per Roma con la sua scorta.
I suoi concittadini lo odiavano, ma non osavano insultarlo, per questo si limitavano a salutarlo ossequiosamente ma freddamente.
Giunto davanti alla casa di una donna seduta a filare, questa gli disse con un largo sorriso “salute a te Nerone, possa tu vivere a lungo”.
L’imperatore stupito da tanto calore le chiese “sei l’unica dei miei cittadini che mi saluta con tanto calore e mi augura lunga vita, perché tu non mi temi?”.
Berta gli rispose “di te ormai si conosce tutto, e sappiamo cosa aspettarci e cosa non aspettarci, ma se qualcuno peggio di te diventasse imperatore, allora noi non sapremmo più cosa aspettarci...”.
Ammirato da tanta sincerità Nerone ordinò alla donna di legare il suo filato alla porta e svolgerlo lungo il terreno retrostante la sua casa, la lunghezza del filo sarebbe stato il lato di un quadrato di terra da allora a lei assegnato con Editto Imperiale.
Da quel giorno capitò spesso che i concittadini di Nerone lo salutassero con sorrisi e complimenti ma l’imperatore sussurrava “non è più il tempo che Berta filava”.
Inizio i miei ricordi dell’infanzia, tanto lontana, che gli attuali bambini potrebbero attribuire, questo “C’era una volta “ tanto tempo, paragonabile all’epoca imperiale di Roma. La vita di tutti i giorni è talmente cambiata che il distacco di un secolo è un’enormità.
Nel mio paese di nascita era noto “il VERTICALE”, cioè un grande mobile di legno lucido, vagamente simile ad un pianoforte verticale, messo sul carretto trainato da un asinello per le contrade. Era un carillon con varie suonate popolari; un uomo girava una grossa manovella per farlo funzionare e facendo pagare alla casalinga la musica richiesta, quando poteva pagarsi il lusso di spendere due centesimi di lira. Pochissime persone potevano permettersi di possedere una radio, unica fonte di musica, oltre alla Banda Comunale. I benestanti, che facevano parte della piccola borghesia, erano i professionisti, i fornai, i salumieri, i Bar del centro, gli albergatori, gli impiegati degli uffici comunali, e altri enti pubblici. Questa categoria possedeva spesso, ma non tutti, un apparecchio radio, considerato un lusso per il prezzo alto. Gli apparecchi radio, col mobile di legno, erano soprattutto uno status simbol. Le trasmissioni erano in onde medie, e durante i temporali, scariche forti ne impedivano l’ascolto.
Non esisteva il termine rifiuti inteso come cibi e oggetti da buttare
La spazzatura, intesa come la polvere e piccoli semi, si raccoglieva con scopa e paletta da porre in genere in un vecchio secchio metallico da muratore. La plastica non era ancora stata inventata. Una volta o due la settimana, l’addetto alla raccolta della spazzatura, un omino girava per le vie con il carretto trainato da un asino, sostava per entrare in casa e riportava il secchio vuoto. Altra carta, come quella oleata per gli affettati, la marmellata, la conserva di pomodoro, che il bottegaio usava o per avvolgere quegli alimenti da pesare i sacchetti di carta in cui metteva la farina presa da un grosso contenitore di legno con una paletta, erano preziosi per accendere il fuoco del camino o della cucina economica, sempre e solo a legna, secondo la stagione. I giornali erano poco diffusi e quelli vecchi erano ritagliati e destinati a un uso poco nobile.
La sporta, necessaria per fare la spesa, era fatta con paglia intrecciata e durava per un paio d’anni.
I pochi ricchi possidenti avevano anche i caloriferi, con caldaia a legna, accesa e alimentata dalla servitù. Nelle scuole o in grandi appartamenti trionfava la famosa Bècchi, stufa a legna di cotto, color mattone a piani sovrapposti.
Ora, nel 2014, il mio ciclo di vita si conclude, sopravvivono i ricordi e una constatazione: la mia infanzia fu povera ma felice, mi sento un sopravissuto da un mondo tanto cambiato e vorrei che i giovani si rendano conto di come sia mutato il modus vivendi dall'epoca della seconda guerra mondiale al mondo meraviglioso ma per me oscuro dell'informatica. Una piccola storia, un lampo nel passato per un avvenire che io non riesco a immaginare.

A voi il timone del futuro.


 
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