La mia navigazione in solitaria: mare forza 8

Il vento girò a nord est, soffiando a burrasca stabile per 6 ore. Si fece vorticoso e cominciò la pioggia violenta che sbatteva sulla faccia : dovevo chinare la testa in basso per respirare. Onde grosse frangevano in pozzetto ed era come prendere schiaffi e spintoni, le mani serrate alla ruota del timone erano indolenzite e fredde. Non potevo mollare il timone per cercare i guanti sottocoperta.
I muscoli delle braccia dolevano dopo tre ore di sforzi continui sulla ruota del timone, per evitare che la barca battesse dannosi colpi nel cavo dell’onda durante la velocissima discesa dalla sommità di quella precedente.
Per fortuna avevo provveduto, ai primi segnali di peggioramento, a chiudere i boccaporti ed il portello d’entrata sottocoperta. Avevo ridotto le vele al minimo e mi sentivo soddisfatto della mia preparazione alla navigazione in solitario.
Ora non avrei potuto, per nessuna ragione, mollare il timone. Cominciarono lampi e tuoni e gli scrosci d’acqua salata e piovana si rovesciavano in coperta ed addosso a me. Era calata la notte ed i lampi illuminavano le onde che precipitavano rabbiose e illuminavano le nuvole nere e basse. Un improvviso secco scoppio vicinissimo, preceduto da un lampo : un fulmine che era caduto a pochi metri nell’acqua. Il vento girò di 15 gradi e le vele portarono la barca ad orzare velocissima diritta sui marosi altissimi. Il primo tuffo sommerse la prua della barca e per un momento pensai che non sarebbe riemersa. Poi nel vortice della schiuma vidi la prua che s’innalzava verso l’alto ed una massa d’acqua mi investì. Strinsi la ruota del timone sotto il colpo della massa liquida che sembrava volermi strappare dalla presa per buttarmi in mare. La ruota rimase salda alla timoneria ed io pure.
Tutto sembrava accadere lentamente. Quella fu l’ultima botta che io e la barca sopportammo. Da uno squarcio delle nubi la luna mostrò il mare meno grosso. Il vento era un po'diminuito. Mi rilassai un momento, mollai il timone con una mano,cercando con l'altra nelle tasche della cerata il pezzo di cioccolata che avevo messo 6 ore prima. Addentai la barretta senza scartarla: avevo bisogno di zuccheri e la masticai subito velocemente; sapeva di sale ma la ingollai trattenendo in bocca la carta stagnola che poi sputai.
Nel momento del relax una sensazione di caldo trascorse improvvisa lungo la mia gamba.
Solo allora mi accorsi che avevo freddo... Vidi finalmente le lame di luce del faro di Livorno e mi consolai al pensiero della doccia calda .


 
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