ULTIMA VERGOGNA 2 inchiesta di G.A. Stella

L’esercito di custodi del satiro danzante Possibile che diciotto custodi non possano tenere aperto tutti i giorni un museo di una sola stanza imperniato su un solo pezzo d’immenso valore cioè il Satiro Danzante? Quando la soprintendente Paola Misuraca gli ha sottoposto un piano di chiusure per quello che è il fiore all’occhiello della cittadina, il sindaco di Mazara del Vallo Nicola Cristaldi, ha preso fuoco come un cerino: «Mi ha proposto di chiudere quattro domeniche, cinque sabati e il pomeriggio di Natale perché non ha personale! Cosa? Non stiamo parlando del Louvre: si tratta di un solo grande salone dotato per di più di sei telecamere (sei!) per la videosorveglianza! E ci lavorano in 25! Cioè 18 custodi più qualche altro dipendente part-time più i “pulizieri” dell’impresa esterna pagata a parte perché i custodi, se cade un fazzolettino lo lasciano lì perché non tocca a loro raccoglierlo…».
E spiega: «Visto che con meno custodi teniamo aperti tutti i giorni il teatro Garibaldi, la chiesa del Carmine, il museo del Collegio dei Gesuiti, la chiesa di Sant’Ignazio, la biblioteca Corridoni, la galleria d’Arte Contemporanea e il museo Mirabilia Urbis, ho detto alla Regione: datelo a noi, il Satiro. Voi risparmiate più di un milione di euro e noi teniamo aperto 365 giorni l’anno».
La soprintendente nega: «Da un anno in qua il museo non ha mai chiuso ma purtroppo il contratto prevede che i custodi possano lavorare un massimo di 17 domeniche e 4 festività l’anno. Finite quelle...». «Non ha mai chiuso perché abbiamo tappato noi i buchi con personale nostro», ribatte il sindaco. «Non ce l’ho coi custodi: ce l’ho col loro contratto. Insomma: non hanno studiato storia dell’arte, stanno lì e sanno solo dire: “niente fotografie!”, “niente fotografie!”, “niente fotografie!”... Non possono dare una scopata, non possono tenere puliti i bagni, non possono cambiare una lampadina. Deve andare uno dei nostri anche per la lampadina!». «Può essere successo...», sospira la soprintendente, «per quelli del Comune è più facile... Sono già a Mazara, noi dobbiamo mandare il “consegnatario” con la lampadina da Trapani dopo tutta una procedura: devo rivolgermi alla Consip, individuare la copertura finanziaria… Infatti al museo diverse lampadine da un po’ sono spente...».
AAA. Cercasi anima buona disposta regalare lampadine al museo del Satiro Danzante. Anzi, potrebbe donare, per quell’opera finita nelle reti di un peschereccio e considerata tra le più belle statue bronzee del pianeta, anche dei detersivi. L’ultima volta che la Regione non ha pagato i «pulizieri» esterni costringendo il sindaco a mandare una «comunale», i detersivi li ha pagati di tasca sua Paola Misuraca. Grazie.
Come andrà a finire lo scontro fra Comune e Regione? Vedremo. Ma quel contratto, che costrinse l’ex assessore alla Cultura Mariarita Sgarlata a un braccio di ferro per spostare provvisoriamente da altre parti i custodi della Palazzina Cinese e del Museo Abatellis di Palermo mentre questi erano chiusi per restauro, va cambiato. Lo dice il buon senso. Lo dicono un paio di confronti.
Per tenere aperta tutto l’anno da mattina a sera l’Arena, immensamente più grande del prezioso ma minuscolo museo mazarese, il Comune di Verona impiega, biglietteria compresa, quattro (quattro!) custodi. Che accolgono complessivamente (lirica a parte) 800 mila visitatori l’anno: 24 volte più di quanti vedono il Satiro. Paragone improprio? Prendiamo allora la Cappella degli Scrovegni di Padova: per tener d’occhio i turisti in visita agli affreschi di Giotto (240 mila l’anno cioè sette volte più che a Mazara ma solo perché il numero è contingentato) i custodi sono quattro. Col rinforzo di qualche pensionato, volontario a 3,5 euro l’ora...


 
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