Una stella cometa dalla coda lunghissima

Il vento spinge le vele nella notte e sento solo lo scroscio sommesso delle onde tagliate dalla prua .
Il sonno interrotto per il turno al timone deve subito essere vinto.
Prendo la ruota del timone nelle mie mani e guardo la bussola illuminata dalla flebile luce rossa : mi dice che bisogna tenere la stessa rotta che seguiamo da giorni : la linea dell’Equatore è stata tagliata attraversando l’arcipelago delle Galapagos e sto navigando nel Sud Pacifico.
Innesto il pilota automatico e guardo il cielo. Rimango a bocca aperta, letteralmente.
Una cometa appare in alto con la lunghissima coda che copre un terzo abbondante del firmamento, nero e pieno di stelle in quelle notti senza luna. La sua coda lunga sfiora l’orizzonte dove si sfilaccia e si perde nel luccichio degli altri corpi celesti. Questa emozione, assieme ad altre vissute in mare od in alta montagna, che spero poter raccontare ancora, ripagano dei bruschi risvegli nelle lunghe notti in oceano e delle fatiche dei viaggi in Paesi montuosi ai piedi dell’Himalaia.
La testa della cometa ha la grandezza apparente della luna piena, ma molto meno luminosa.
E’ la prima volta nella vita che vedo una cometa e il caso ha voluto che la vedessi in pieno oceano Pacifico, nel tratto di mare più lungo senza alcuna isola ( 3050 miglia nautiche, pari a circa 5700 km.) navigando per il giro del mondo passando dagli stretti di Panama e Suez) . Così ho potuto ammirarla nelle quattro notti in cui è stata visibile. Da un giornale , una volta giunto alle isole Marchesi, ( Polinesia francese), ho saputo il nome della cometa : Hyakutake, dal nome del suo scopritore giapponese.
Tornato in Italia, ho visto l’anno dopo, nel 1997, la cometa Hale Bopp, ben più luminosa della di quella vista in oceano ma le due codine che si dipartivano dalla testa erano brevi, appena accennate..
Per saperne la ragione scrissi ad una persona, l’unica esperta di cui sapevo il nome e la presunta città di residenza: Dott. astrofisica Margherita Hack,. Trieste.
Ne ebbi una gentile risposta, a mezzo lettera scritta a mano , che conservo. La spiegazione era così semplice che mi rimproverai di non esserci arrivato da solo: i venti costanti del Pacifico e l’assenza assoluta dell’inquinamento luminoso rendono tersa l’atmosfera lasciando vedere la coda lunghissima della cometa, anche se meno luminosa perché passava molto più lontana della "vicina" Hale Bopp visibile in Italia e gran parte dell’Europa nel 1996.


 
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