INNOCENZA

Due cuccioli umani di tre anni liberi di giocare, vivi e vogliosi di scoprire il mondo, che nel caso descritto è il cortile di casa. Unico giocattolo un carrettino di legno, fatto in casa da mio padre.
Questo è un ricordo d’infanzia che mi ritorna in mente, nitido in ogni particolare.
Forse perché quel piccolo avvenimento mi lasciò, una cicatrice profonda, addirittura condizionò il mio comportamento timido con le donne, fino all’inizio della maturità.
Dico alla mia coetanea: giochiamo al circo equestre e tu batti le manine ? Rifeci più volte il salto di 20 centimetri mentre la bambina batteva le mani; eravamo felici.
La bambina disse: faccio la pipì e si accucciò sulla sabbia; io guardandola curioso scoprii che le femmine non sono fatte come i maschi. E lei rimase con il grembiuli alzato, mentre io continuavo a guardare e iniziai a baciare la sua intimità.
Poco dopo mia madre scese in cortile e Marilisa disse: Bruno mi ha guardato mentre facevo la pipì.
Vidi mia madre arrossire di rabbia, prendere un rametto da una fascina e picchiarmi sulle gambe più volte mentre io piangevo urlando la mia innocenza. Non riuscivo a capire cosa avevo fatto per essere picchiato per la prima volta dalla mamma. Da allora e per tutta l’età infantile, non partecipai mai col gruppetto dei miei coetanei quando giocavano al “ dottore” visitando le bambine che si prestavano volentieri al gioco..


 
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