Scalata alle Torri del Vajolet

Molti anni fa, quando il mio amore per il mare non era ancora nato, amavo la montagna e fui invitato a salire sulla Stabeler, una delle 3 torri del Vajolet. Vedendo questo video , ripreso coi mezzi tecnologici attuali, mi ha indotto a scrivere mia salita, nel 1983. sulla stessa torre. A quel tempo le telecamere erano grandi,pesanti e costose.
Io come secondo di cordata, capo cordata era l' amico Aldo Poli, buon alpinista, Istruttore Nazionale di roccia del CAI di Brescia.
Posteggiamo il camper vicino al Rifugio, sapevamo che in autunno avanzato, era chiuso da tempo. Tempo stabile, partiamo al tardo mattino, le due mogli rimangono nel camper. Un paio d'ore per giungere alla base della torre, dove lasciamo gli scarponi e infiliamo le scarpette di arrampicata. La salita è la stessa che potete vedere nel filmato amatoriale sopra.La nostra salita iniziò con sole e il tempo perfetto. La roccia chiara e compatta e il cielo azzurro. Sulla vetta una fiera stretta di mano, uno sguardo al panorama, dorato da sole che si abbassava verso l'orizzonte.l'impressa era completata.Credemmo. Ma avevamo ignorato che l'autunno inoltrato e Il guaio fu la spessa lastra di ghiaccio che si era già formato sulla parete nord, dove Aldo Poli sapeva di un robustissimo chiodo infilato nella roccia coperta di Ghiaccio. Il Chiodo con anello era assolutamente necessario per infilarvi la corda doppia, che ogni alpinista usa per scendere dalle pareti di roccia, una discesa veloce e sicura. Mentre io con la piccozza scavo due piccoli gradini per appoggiare la punta dei piedi sul ghiaccio, Aldo, legato con me alla corda , sta girando intorno alla parete martellando il ghiaccio; cecava di ricordava la zona del chiodo. I miei piedi intanto con le leggere scarpette gomma mi costringvano a muovere le dita dei piedi per non congelarle. In autunno il sole cala presto e io ogni tanto chiamavo Aldo se aveva pescato il chiodo. Quando finalmente- il tempo non passava mai- gridò " l'ho trovato, raggiungimi che ti faccio sicurezza , ti tengo se tu dovessi volare". Cominciai a spostarmi e finalmente rivedo Aldo. Un'altra felice stretta di mano, uno sguardo al panorama dorato dal sole che stava calando, e in pochi minuti iniziò la veloce discesa , poco più di un'ora, piantando altri chiodi, senza più il ghiaccio, con la corda doppia. Stentammo, per il buio, trovare gli scarponi, la luna però ci fu amica. Tornammo al camper dove le mogli erano molto preoccupate.
Feci ancora qualche scalata con Aldo Poli, poi seppi che l'anno dopo precipitò sulle piccole dolomiti vicentine, una impresa facile, un terzo grado. La sua esperienza quella volta gli fece compiere una sciocchezza, non fu prudente. Lo rimpiansi. Era con me, l'anno precedente, nella spedizione per la salita in 5 giorni sul Kilimanjaro, la vetta più alta dell' Africa. Morì, mentre assecondava la sua passione per la montagna, in fondo non è stata una brutta morte, dato che morire è d'obbligo, indubbiamente meglio lasciare questo mondo senza soffrire per anni, talvolta con dolori atroci.


 
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