SBARCO N. 2 in Marocco.

Sempre da Gibilterra puntiamo verso Tangeri, in un’altra occasione, con un amico: porto trafficato con traghetti dalla Spagna. Accompagnati da un tipo che si offre come guida per visitare Tangeri. Una cittadina tipica, con la Medina piena di file di botteghe di spezie e laboratori artigiani: sopra ogni bottega un soppalco dove l’artigiano vive e dorme con la sua famiglia. Nella piazza sorge la Moschea e chiedo alla guida di accompagnarci a visitarla: “No, non si può”. Pago il pattuito e noi, correndo forse un rischio, decidiamo di visitarla. Da fuori vediamo i fedeli che si tolgono le scarpe prima di entrare e le pongono allineate su una lunga tavola di legno fissata sulla parete interna. Facciamo la stessa cosa, le scarpe le poniamo in fila accanto alle altre e torniamo inginocchiarci sul tappeto più vicino all’entrata. Era proprio l’ora di una funzione religiosa e ci sentiamo costretti a poggiare la fronte sul tappeto ogni volta che i fedeli lo fanno. Alla terza flessione un dito mi batte sulla schiena e un uomo, forse una specie di sacrista, m’invita con decisi gesti decisi a uscire: chiedo scusa ma ci dirigiamo veloci verso le scarpe e subito usciamo. Mentre fuori, sul gradino della Moschea, ci allacciamo le scarpe tre giovani e minacciosi uomini ci circondano e uno urla “ Only for Arabs ! “Non posso che dire – preoccupato- “ Ok, ok, sorry, escuse me”. Questa volta mi sono comportato come un ragazzino.

IMPRUDENZA quasi adolescenziale.


 
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