SBARCO numero 1 in Marocco.

Gibilterra, che gli antichi popoli mediterranei chiamavano le Colonne d’Ercole, sono ancora un mito, sono il blasone del velista che è uscito dal Mediterraneo ed entrato in oceano Atlantico, anche solo per navigare nella parte sud del Portogallo, l’Algarve fino a Cabo de Sao Vicente, un roccione alto che segna il punto e più a ovest. Da Gibilterra, dove staziona la mia barchetta, con un amico bresciano, in poche ore di navigazione entro nel porto marocchino di El Mdik , semideserto, dove vi sono pochissime barche stazionanti di proprietà di velisti europei che torneranno a fine inverno.
.Un gruppetto di poliziotti in divisa nera con cordoni bianchi e placche dorate ci guardano con faccia severa, direi con sospetto. Uno di essi sale sulla barca e comincia a ispezionare l’interno dei cassetti e dei gavoni. Sembra che cerchino droga o chissà che altro. Ottenuto il permesso di sbarcare, controllano i passaporti e finalmente camminiamo in cerca di un ristorante. Chiuso in inverno. . E’ sera, mangiamo spaghetti in barca, facciamo mezz’ora di camminata, poi rientriamo per dormire. Dopo un’ora sentiamo bussare sulla barca. E’ un tipo che mi avverte, in spagnolo, che l’ispettore di polizia vuole parlarmi, nel suo ufficio, in fondo al molo. Mi rivesto maledicendo fra me lo stato di polizia marocchino. L’ispettore, in borghese, seduto dietro una scrivania, mi fa sedere e comincia a chiedermi che lavoro faccio e che lavoro fa il mio compagno di viaggio; gli dò le informazioni richieste e gli chiedo la ragione di tanta urgenza: “ Devo metterla al corrente dei suoi diritti”- ? - “ Lei ha il diritto di portare in Marocco non più di 2 stecche di sigarette, e non più 2 bottiglie di wisky”
Avevo sentito questa storia delle “mazzette” per coloro che entrano in barca nel Marocco, forse perché ci giudicano ricchi proprietari. “ Non bevo e non fumo, ispettore, le posso offrire una bottiglia di succo d’arancia se vuole venire alla barca”. Mi risponde seccato che verrà più tardi. Rientro e dico al mio amico: “Aspetta a spegnere la lampada, avremo visite” e l’ispettore bussa alle ore 23. Non vuole bere ma inizia a pavoneggiarsi magnificando il Re del Marocco, una persona meravigliosa e lui, l’ispettore, è entrato nella polizia da giovane perché sa parlare in francese ( come si usa anche nel resto del Marocco, ma taccio ). Inoltre afferma di parlare anche in inglese. Finita la mezz’ora del suo auto-elogio si alza e butta un “buenas noches” . Ero seccato e mi vendico: col mio scarso inglese invento un improbabile e arcaico saluto: “Dear Sir, I am very happy for that brief encounter and your amiability and kidness deportment... Mi guarda un secondo con la bocca aperta, e se ne va; Il mattino all’alba lascio il porto per tornare in Spagna, ma dopo 10 minuti esce dal porto una scassata motovedetta che ci accosta: “Control “. Porto pazienza, avevo un tantino provocato l’ispettore scoprendo che non conosceva l’inglese. .. Il capitano della motovedetta, a piedi scalzi, mi manda a bordo un ragazzo che si mette a frugare dentro la barchetta, mentre lui mi chiede bonario e sorridente quanti ninos tengo; rispondo “ jo tengo tres ninos “ e lui mi e dice che ne tiene quattro. Dichiaro sorridendo che “cuatro ès mejor cué tres”. Lui richiama a bordo il ragazzo e mi saluta cordialmente. Ha obbedito all’ordine dell’ispettore rompiscatole, che non ha avuto la mazzetta.


 
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