L'uomo che voleva diventare re

E’ un allegrone, pelato e di piccola statura, sprizzante entusiasmo da tutti i pori : questa la prima ottima impressione. Lo giudico un po’ strano il sessantenne tedesco che avevo appena incontrato a Rapallo. Sono arrivato lì per conoscerlo e vedere la barca su cui avremmo navigato assieme, fino alle Canarie: tempo previsto 30 giorni di navigazione. E’ stato il mio primo imbarco, tanti anni fa, su una barca a vela diretta verso l’oceano. A bordo del Ketch ( barca a vela a due alberi) 41’ piedi ( poco più di 12 meri ) vi é un sestante fissato sulla paratia del quadrato bloccato nella sua cassetta di legno, bene in vista col coperchio aperto ; un faretto a luce rossa illumina lo strumento di navigazione, come fosse un reliquia. Passa intere ore sdraiato a contemplarlo. Questo rafforza la impressione di stranezza del carattere di Hans, col quale navigherò oltre Gibilterra e fino alle isole Canarie, non appena il tecnico avrà finito di montare gli accessori, fra i quali un timone a vento, che però non ha mai funzionato bene.
Giunge il giorno della partenza : Hans mi incarica di tracciare la rotta per Mahon, il porto di Minorca, distante 400 miglia e sono felice che lui accetti la rotta senza controllarla, anche se mi pare strano che si fidi completamente di me, non avendo ancora potuto valutare le mie capacità di navigatore principiante. In navigazione il tempo scorre tranquillo, purtroppo senza vento, il motore di 40 cavalli, un po’ debole per un 41 piedi, ci spinge a 5 nodi scarsi . Per passare il tempo ci esercitiamo coi nodi e Hans mi dimostra di sapere veramente farne parecchi e quando io non imparo bene l’esecuzione di uno di cinquanta circa mi dice ogni volta : ma dai, non è difficile, non è come le squadrette. E alla fine capisco il senso della sua frase : lui non sa assolutamente tracciare la rotta. Non ci prova nemmeno. Le squadrette sono tabù, un oggetto misterioso ; il sestante, che serve per fare il punto nave, un feticcio da adorare.
Quando mi rivela che il suo lavoro era stata la gestione di un night-club, capisco anche la luce rossa che pone in risalto il divinizzato sestante.
La terza notte arriva finalmente il vento ed il mattino, col sole che sorge alle mie spalle, vedo ad una decina di miglia a prua l’isola di Minorca ed il sole illumina le pareti di roccia che nascondono l’entrata al porto di Mahon.. Chiamo entusiasta il mio compagno di avventura. Hans sale in pozzetto, guarda l’isola e mi fa : “Stanotte c’era mare, potremmo essere dalla parte opposta dell’isola ; chiediamo a quel pescatore dov’è il porto di Mahòn “.
Ho fatto quasi tutta la notte al timone, sono stanco ma felice di avere portato la barca sempre in rotta (allora non c’erano i GPS sulle barche da diporto ed il pilota automatico, con la centralina a valvole, non funzionava dal secondo giorno della traversata) e quello vuole farmi fare la figuraccia di chiedere ad un pescatore dove siamo ! Rimango quasi sconvolto :”ma Hans, non posso essermi sbagliato : il sole sorge ad est, a poppa, e l’isola è a prua. Se fossimo dall’altra parte avremmo il sole negli occhi . Inoltre l’aspetto della costa è quello descritto dal portolano, quando descrive l’entrata a Mahon “. Vuole comunque chiedere ed ha la conferma.
Stiamo una settimana a Mahòn, poi un’altra a Maiorca ed infine una settimana ad Ibiza . Per me è quasi tempo di rientrare a casa.
.Altri imbarchi ed esperienze di mare mi attendono. Cerco di convincere Hans a proseguire, almeno fino a Gibilterra ma lui vuole riposarsi ancora : sente dolorosi crampi alle gambe ; gli ricordo che le sessanta sigarette che si fuma ogni giorno non fanno certamente bene alla circolazione, soprattutto a quella delle gambe ma lui candidamente sostiene che il fumo fa male, certamente, ma a lui no, per la ovvia ragione che lui può smettere quando vuole.
Logico, no ? Ormai ho capito che il suo” logico no ?” pone fine ad ogni discussione.
I suoi progetti di navigazione, dei quali parlava in modo molto vago all’inizio, me li svela chiaramente , quando gli comunico la mia intenzione di rientrare in Italia : attraversato l’Atlantico, passato il canale di Panama vuole arrivare in una certa isola del Pacifico, credo che alludesse a Tonga, e lì farsi eleggere Re.
Di fronte al mio stupore, garantisce, se lo seguo, la mia promozione a Vicerè o titolo equipollente
Ormai deciso a vedere Gibilterra in un’altra occasione e lasciargli inseguire il suo sogno delirante, dialogo con lui durante i due giorni di attesa del volo per l’Italia da Ibiza.
Parliamo della pirateria che si può incontrare in certi mari e lui mi mostra le armi di bordo che tiene nascoste sotto la sua cuccetta.
Dinanzi ai miei occhi sbalorditi espone : un fucile a pompa caricato a pallettoni ; 2 rivoltelle a tamburo di calibro diverso e, dulcis in fundo, una cassetta di legno contenente 4 bombe a mano.

“Ma Hans, i pirati non assaltano più con le spade, ora si sa. che hanno motoscafi potentissimi e sono armati di mitra !”
”Non importa, loro, forse, mi uccideranno ma io, prima di morire, con le bombe a mano riuscirò ad affondarli .”
Logico, no ? Ormai mi diverte davvero sentire le sue assurdità e tocchiamo gli argomenti più disparati. Parliamo anche di politica
Lui da bambino aveva visto gli ufficiali delle SS ed era tuttora incantato dell’eleganza delle loro divise ed afferma di essere per una democrazia “selettiva” e mi spiega cosa intende con questa definizione:
“E’ assurdo che il voto dello scemo del villaggio valga quanto il mio ; al voto di ciascuna persona deve essere assegnato un valore diverso, da uno a dieci, a seconda del quoziente intellettivo” .
Mi diverto e gli chiedo : “ Hans, chi stabilisce il valore di ogni singola persona ?” Seccato dalla mia ignoranza mi fa “ Ma gli scienziati, no, e chi altri ?”
“Ma chi pagherà questi scienziati ? Saranno infallibili e soprattutto saranno onesti ?”
“Li pagherà lo Stato e poi sappi che gli scienziati sono al disopra dei tuoi sospetti “ Logico, no ?.
Prendo l’aereo per rientrare, deluso del mancato arrivo a Gibilterra ma sollevato di non essere più imbarcato con un pazzo, anche se simpatico.
Un mese dopo mi telefona : ha trovato a Ibiza un suo giovane compatriota ed è arrivato a Gibilterra. Si stanno preparando per la traversata.
Non ho più saputo nulla di lui e del suo “regno”.


 
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